La posta dei lettori

Un lettore scrive dalla Romagna

Un lettore attento ai nostri scritti ci ha fatto pervenire alcune considerazioni su vari temi da noi trattati in un recente passato che molto volentieri pubblichiamo. Ben otto pagine fitte che abbiamo lasciato raggruppate per argomenti come nella stesura originale, condensate qui senza però mai snaturarne il contenuto.



Gentile direttore,

il tuo scritto torna sulla questione dei vaccini, argomento già discusso in passato, febbraio-marzo 2012, quando dopo ben 7 anni la Gazzetta ufficiale riportava il nuovo Piano nazionale sulla prevenzione vaccinale. Sembra che le favole metropolitane siano diventate l'unica bevanda del XXI secolo che riesce a essere bevuta senza controllare il marchio di fabbrica o l'etichetta. Basta una voce su una morte sospetta e subito diventa un coro disposto a giurare che la colpa è del vaccino e l'esercito s'ingrossa, fatti, prove, smentite non hanno voce. Forse sarà, che so, una moda, una maledizione, un bisogno tutto italiano di credere all'incredibile. [...] Anche a Rimini qualcuno è dovuto scendere in campo per spiegare l'assoluta sicurezza e l'utilità del vaccino antinfluenzale, non so con quali risultati, però so che domenica 22 febbraio 3500 persone erano a letto. Il tuo scritto puntuale, preciso, argomentato nel quale mi trovo assolutamente d'accordo dovrebbe essere diffuso e letto ma nessuno o pochi leggono, quasi fosse una perdita di tempo e qui sta l'inefficacia, non nel vaccino. Penso che a credere nelle "teorie del complotto", se ben orchestrate, saranno sempre tanti, troppi, grazie anche ad una "inadeguata" informazione.

Il Diario di Anne Frank, letto la prima volta nel lontano 1968, poi riletto altre volte, fino alla piacevole sorpresa dello scorso anno, quando fra i libri consigliati agli studenti da leggere durante le vacanze c'era anche il libro in questione e che mia nipote Alessia ha letto e commentato. Finalmente una iniziativa importante, utile alla formazione sociale culturale e politica dei giovani visti i comportamenti e l'età di Anna. Io ritengo però che la lezione, l'insegnamento riguardino tutti da zero a cent'anni anche se con dolcezza e serenità sono gli adulti che vengono messi in modo chiaro ed inequivocabile davanti alle loro responsabilità. Certo non quelli che hanno subito impotenti, indifesi, soli, dimenticati da chi aveva poteri e possibilità di intervenire. Impossibile sottolineare e commentare tutti i vari particolari che quella vita breve ma vissuta intensamente, pagina dopo pagina incuriosiscono, fanno sorridere, sono ironici, commuovono, fanno sognare e piangere. Nella sua prefazione Natalia Ginzburg trova con parole semplici l'essenza di quella voce serena e coraggiosa che ci accompagnerà sempre.

Il giornale satirico Charlie Hebdo è tornato in edicola dopo essere stato ferocemente colpito dal terrorismo, cercando di continuare (chissà se sarà ancora come prima) a rivendicare il sacrosanto diritto di esprimere libertà e verità. Io ho una mia convinzione che trova riscontro nei dati e nei fatti. Oggi noi (Occidente) ci troviamo costretti a combattere un mostro da noi stessi creato. Le cose, ogni cosa, non succedono mai per caso. Il terrorismo non si combatte con la guerra, anzi, è la guerra che genera il terrorismo. Poi ognuno combatte con le armi che ha con tutte le conseguenze. L'attentato di Parigi non è stato, secondo me, solo un attacco alla libertà di stampa bensì un bersaglio scelto in modo scientifico perché avesse la più larga eco in tutto il mondo ed il risultato è stato ampiamente raggiunto se è vero che facciamo fatica a prendere sonno. Hanno anche sfruttato e strumentalizzato il fattore religioso per esaltare il fanatismo e fare così proseliti da ogni parte. Abbiamo ucciso Saddam Hussein che era stato sul libro paga della Cia per 20 anni. Abbiamo ucciso Gheddafi utile per anni a mezza Europa. Abbiamo ucciso Bin Laden Osama. Abbiamo utilizzato il fuoco in tutto il Nord Africa, in tutto il Medio Oriente arrivando persino in Ucraina e con quali risultati? Guerre , morti, stragi e l'impennata del terrorismo moltiplicata per cento. Le uniche parole sensate che ho sentito nell'ultimo mese al riguardo le ha pronunciate proprio F. Hollande quando ha detto che "se vogliamo battere il terrorismo dobbiamo spegnere tutti i focolai di guerra in Africa e nel Medio Oriente ed iniziare una vera collaborazione di pace e di tutela dei reciproci interessi. Solo così potremo prima isolare poi vincere il terrorismo". Nessun commento, anzi, Obama chiede lo stato di guerra (ancora) contro l'Isis. Vuole dare armi a Kiev, colpo di stato in Iemen (Cia). Tutti questi popoli miserabili che non hanno nemmeno l'aria per respirare sono armati fino ai denti (?). La produzione dell'oppio in Afghanistan copre l'85 per cento della richiesta mondiale, prima della guerra ne copriva il 15 per cento. I pozzi petroliferi sono controllati per l'80 per cento dagli Usa. Non è che il terrorismo sia diventato un affare? Il Pil americano ha raggiunto il 5 per cento nel frattempo. Mi sono allontanato un po' dal tema della libertà di stampa, ma queste cose qualcuno le ha scritte ed io le ho lette, poi le opinioni... Per me leggere è come respirare, un bisogno mentale e, anche se rimane sempre l'annoso problema dell'indipendenza degli organi d'informazione e dei giornalisti (una svolta in questo senso resta fantascienza), quando la cieca violenza uccide senza pietà una persona che cerca di svolgere questo prezioso lavoro, rimango scosso e profondamente addolorato. Il lungo tragico elenco di nomi, alcuni sconosciuti, altri conosciuti, tutti da me amati, sono lì a testimoniare quanto sia ancora lunga e dura la lotta per la libertà e la verità.

Leggo di Paduli dimenticata. Da dimenticare. Abbandonata. Potrei sostituire Paduli con Rimini. Altri potrebbero sostituire Paduli con Roma. Altri ancora potrebbero sostituire Paduli con Italia. La stessa storia in ogni luogo. Tutti contro tutti. In Parlamento. Nei partiti e fra i partiti. Negli stadi, nei bar. Ovunque. Come può essere successo tutto questo? Cerchiamo di darci una risposta. Io come al solito dico la mia e cerco di dare una risposta politica consapevole che nessuno ha la verità in tasca. Ucciso Moro. Morto Berlinguer. L'arrivo di Craxi segna un po' la fine di una politica malaticcia però sopportabile. Cadute le ultime difese irrompe Berlusconi ed è subito guerra. Nel 2001 vince le elezioni e grazie ad una legge elettorale, il porcellum, porta in Parlamento centinaia di personaggi non eletti che nessuno conosce, indagati, condannati, opportunisti, imprenditori falliti, mafiosi, riciclati che inquinano definitivamente la vita politica. [...] La mafia è arrivata in ogni angolo più remoto d'Italia fino a Roma, come ti muovi hai a che fare con corruzione, faccendieri, violenza, intimidazione. Qualche giornalista denuncia? Massacrato. Sulla costa adriatica il 32 per cento degli impianti balneari, quindi alberghi, bar, arenili, sono in mano alla mafia. [...] Il buon parroco costretto a sostituire le "parabole" con iniziative di tutt'altro genere, lodevoli e direi socialmente rivoluzionarie, dimostrano che siamo ridotti veramente male. Quel che scrivo è intriso del mio innato pessimismo, però pessimismo, almeno il mio, non vuol dire rassegnazione o fuga, non vuol dire ignorare i problemi perché tanto... non vuol dire soprattutto rinunciare a combattere. Lo scrittore brasiliano Paulo Coelho, cattolico, nel Guerriero della luce, dal 2007 messaggero di pace delle Nazioni Unite diceva, dice che "non è sconfitto chi perde, sconfitto è chi si arrende". Dobbiamo continuare a tirare "sassi in piccionaia".

Mi congratulo per la lettera aperta scritta al dirigente scolastico Eduardo Falbo e sono grato per aver avuto la possibilità di leggerla [...] e come dico sempre sono le parole che accendono o spengono la luce del mondo. Scrivi che la forza delle parole può cambiare il mondo e siamo sulla stessa lunghezza d'onda. La mia passione è leggere e sono perciò innamorato delle parole, soprattutto quelle scritte. Quelle "solo" dette - anche se sono pietre qualche volta - le porta via il vento, vengono smentite, fraintese, travisate, male interpretate, mentre quelle scritte sono là, chiare e precise a testimoniare ciò che si è detto. La parola secondo me trae forza in quanto scritta. [...] Comunque ancora complimenti, Eduardo sarà orgoglioso di avere un amico come te. Continua a scrivere ragazzo, hai il dono dell'eloquenza e la capacità di metterla nero su bianco, parola dopo parola. Non è facile credimi. Io non mi sento vecchio ma lo sono, né mi sento escluso od emarginato per questo. Ho una vita piena, a volte devo cercarmi un po' di spazio per restare solo con me stesso e sentirmi libero, ritirarmi nella mia soffitta con i miei fantasmi, per scrivere come faccio ora e per trovare aiuto. Certo il tempo passa ma M.T. Cicerone, a proposito di fantasmi, qualche giorno fa (44 a.C.) diceva che "la vecchiaia va intesa come fine attiva della vita, fase vitale dell'esistenza del cittadino, punto di riferimento soprattutto in funzione politica". Un po' esagerato per quanto mi riguarda, ma il conforto e l'aiuto sono stati veri.
Valentino, Rimini

Ho deciso di pubblicare questo lungo e pregevole intervento, al di là della condivisione o no delle opinioni ivi espresse, per due fondamentali motivi. Il primo è perché scritto da un autodidatta, nel senso che non è laureato né ha sul groppone studi di scuola superiore, ma che lezione a quanti sono restii per pigrizia e per impreparazione culturale a prendere la penna in mano. E sì, perché il nostro attento lettore ha proprio vergato su fogli di carta i personali pensieri affidandoli a Poste italiane con una raccomandata. Che lezione ancora a chi come "l'amico di me orgoglioso" non s'è affannato a prendersi la briga di rispondermi pubblicamente, limitandosi sol più nel dirmi di essere del tutto d'accordo con me nel corso di una telefonata da me fattagli, assicurandomi una risposta a breve, salvo poi a distanza di settimane smentirsi, dopo una seconda mia chiamata, accampando di non avere tempo (sic!). Semplice questione di diversità di stili. Il secondo motivo che mi ha spinto alla pubblicazione quasi integrale è l'esempio di impegno civile, di partecipazione, al di là, ripeto, del fatto che si possa essere o no d'accordo con le idee palesate, di come ci si debba comportare nella comunità di appartenenza.

il direttore responsabile

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