La posta dei lettori

Un intervento sui fatti che hanno interessato la Scuola Calcio

Carissimo direttore,

complimenti e auguri tanti insieme ad un "in bocca al lupo" per un futuro pieno di soddisfazioni. Non ti parrà vero, ma da direttore hai riscosso un nuovo successo, un'impresa davvero titanica la tua, quella cioè di riuscire a farmi parlare di calcio, cosa che da tempo mi rifiuto in modo totale, se ne parlo è solo in modo ipercritico.

Potrei fare mie le parole, gli esempi, le immagini, la lealtà, le speranze, la passione e rispedire al mittente tutto, senza cambiare una virgola di quello che avete scritto tu e il tuo collaboratore Antonello Abbondandolo, per dire e sottolineare quello che anch'io penso del gioco (eufemismo) del calcio oggi. Anche se rimane poco, qualcosa voglio comunque aggiungere.

Premetto che io ho giocato fino a 36 anni - quindi una grande passione - a buoni livelli dilettantistici, poi dirigente, allenatore ed altro ancora, come rigare il campo, imbiancare gli spogliatoi, rammendare le reti delle porte e della recinzione. Questi impegni portavano e davano gioia, divertimento, amici, passione perché non si era mai soli. È rimasto poco o nulla. Oggi vivo il calcio come un grande vuoto, o meglio come un imbroglio planetario dove banditi prezzolati si spartiscono un malloppo smisurato che comincia a gonfiarsi proprio là dove passione, gioia, illusioni, ingenuità non hanno ancora l'età per fiutare e capire l'inganno futuro. Attenzione dunque perché le eroiche eccezioni vengono prima usate e poi stritolate e divorate dall'interesse cannibale.

Cominciamo dai vertici? Come dite voi, "u pesce feta da capa". Qua manca solo la pistola per risolvere le questioni. Campionati mondiali venduti al miglior offerente, campionati continentali, nazionali, coppe e coppette fino ad arrivare ai campionati dilettanti e giovanili tutti attraversati da lotte intestine, invidie, rancori, odio, centinaia di partite truccate, vendute, comprate, inchieste vere e fasulle, scommesse clandestine, faccendieri e malavitosi di ogni latitudine e tutti sanno tutto di tutti. Di che cosa parliamo allora?

Questo è un film dell'orrore dove i giocatori, i "bravi ragazzi" sono gli attori principali, si fanno il segno della croce e poi una volta nell'arena sono calci, sputi, bestemmie, insulti sanguinosi, entrate assassine, scene di morte apparente per ingannare l'arbitro, e tanto altro, tutta una serie di comportamenti da veri "mercenari", cioè di attori che hanno studiato la parte. Basta vederli e sentirli nelle interviste di rito in tv dopo lo spettacolo novantanove volte su cento penoso dato sul campo, sempre sorridenti, umili, rispettosi e felici perché la vittoria è frutto di un grande lavoro (bestemmia), salutano e passano all'incasso.

Da dove arrivano questi fenomeni? Anche loro sono stati bambini e si saranno divertiti e qualcuno avendo buone doti è arrivato e imparato che conta solo vincere - non importa come - poi il danaro ha fatto il resto così che lo sport in generale, non solo il calcio, come affare funziona a meraviglia, sotto il profilo educativo invece è un cesso. Qui purtroppo vanno coinvolti i genitori che accompagnano i figli alle varie "scuole".

Torniamo però al calcio, ai campetti di periferia dove i genitori hanno a volte comportamenti davvero inqualificabili, tanto da far pensare che la "scuola" servirebbe prima a loro. Mi rendo conto che essendo in perfetta sintonia con quanto scritto da voi non faccio altro che ripetere. Allora dico che le nostre parole o sono vuote o fanno ridere e, se è vero che oggi i genitori picchiano maestri, professori, arbitri, forze di polizia, perché non picchiare anche chi insegna calcio? C'è evidentemente qualcosa che non quadra: se in tribuna i tifosi fanno a cazzotti, per le strade si accoltellano, quasi sempre guerriglia urbana, mentre in campo, il gol che ha provocato tutto questo è frutto di una pastetta fra giocatori, qualcuno dovrebbe riflettere, invece nulla anche se ci scappa il morto.

Si potrebbe ridurre tutto o quasi al livello culturale della nostra società, non dimenticando che l'Italia in particolare si è sempre nutrita di pane e pallone, ma il discorso si allargherebbe troppo. Più semplicemente, secondo me, bisognerebbe modificare i concetti di base che sono un vero e proprio mercato delle vacche e puntare sull'educazione cominciando dall'asilo. Semplice, no? Allora impossibile! Come vedi non ho parlato dei presidenti di società, tanti in odor di galera, tanti indagati, tanti condannati ma sempre là sono ad usare il calcio per riciclare denaro ed evadere le tasse con operazioni fittizie.

Non ho parlato di arbitri malati di protagonismo e non solo, a volte, tante volte, determinanti nel decidere il risultato con errori (?) clamorosi, comunque sospetti. Tutti dicono che bisogna cambiare, rinnovare, rifondare, ricostruire, nuove regole, nuove leggi, nuovi uomini... che noia, poi la noia diventa rabbia, la rabbia impotenza e tutto continua come sempre, come prima. Arriva Tavecchio presidente blasfemo e razzista, poi Conte commissario tecnico indagato e rinviato a giudizio. È così che va. Le eroiche eccezioni, che pure ci sono e ci saranno sempre (qualcuno dovrà pure amarlo questo sport), peccano forse di romanticismo - questa è la loro forza - ma se fosse tutto normale gli eroi non servirebbero a nulla ed il mondo sarebbe migliore.

Voglio finire con un caso che qualche anno fa fece scalpore, quando un giocatore, di cui ora mi sfugge il nome, si rifiutò di vendere una partita. Per qualche giorno fu trattato come un eroe dai giornali e dalla tv. Poi più nulla, oggi è scomparso, senza squadra, dimenticato da tutti. Questa è la legge della giungla applicata al calcio, il gioco più bello del mondo.


Valentino Guidi
Rimini

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