L'opinione che non ti attendi

Siamo proprio sicuri che uno valga uno?



A=A è la più conosciuta semplificazione del principio di identità e di non contraddizione che qualche millennio fa Aristotele formulò nella sua Logica. E pur senza scomodare il grande filosofo di Stagira penso che il buon senso ce lo faccia ben comprendere, possiamo quindi assumere senza difficoltà che effettivamente 1=1, “uguale” sì, nel senso propriamente matematico o anche logico, ma in quanto a “valere”a me sembra che ci siano delle difficoltà quando si supera il limite quantitativo e ci si incammina per i sentieri della specificazione qualitativa. 1 (una) pera non è una 1 (una) mela, così come 1(uno) chilo di sabbia non è 1 (uno) chilo di oro e potremo continuare… nonostante l’identica quantità. Per chiarire questa evidente constatazione potremo richiamare un altro concetto algebrico sempre conosciuto dai nostri alunni delle prime classi delle scuole superiori. Costoro sanno benissimo che cosa significa e sanno ben distinguere il “valore assoluto” dal “valore relativo” di un numero, sanno bene che -1 non ha lo stesso valore di 1 (o +1) pur essendo lo stesso numero, ma con un diverso segno.

E questo può soccorrerci in questo tentativo di argomentazione di buon senso. Potremo dire che il numero -1 (uno) è dello stesso valore del numero +1 (uno) a condizione di non determinarli e qualificarli dai segni – e +, allora senza segno ritorniamo a 1=1 , ma se mettiamo il segno non valgono alla stessa maniera. Infatti ognuno di noi sa bene che – 20 gradi non “valgono” quanto + 20 gradi di temperatura. Non so se è chiaro: se aggiungiamo un elemento di segno che in qualche modo modifica la posizione del numero sugli assi cartesiani le cose cambiano. Ma potremo ancora riferirci alla lingua italiana e a un vocabolario facilmente consultabile perché on line. Il Dizionario di Repubblica.it dà questo significato di “valere”: «Avere autorità, importanza, capacità, merito, potenza». “Valere” significa quindi avere delle “capacità” e dei “meriti”, ossia ci fa capire che valere non è sinonimo di essere uguali in quanto, appunto a capacità. meriti o competenze. ma significa qualche altra cosa di più specifico e meno diffuso, avere delle qualità che non proprio tutti hanno.

Ad esempio io non perché sono un essere umano so anche essere un bravo e competente medico; o un ingegnere capace; o un artigiano provetto o anche capace di sollevare cento chili (facciamo pure cinquanta) o correre alla maratona o saltare con l’asta e via dicendo. Non “valgo” calcisticamente quanto CR7, e di questo non me ne dolgo, né posso avere questa pretesa considerato appunto il “valore” in termini di milioni di euro di quel fenomeno, perché appunto un fenomeno, qualcosa di unico e raro. Vogliamo noi cristiani ricordare la parabola dei talenti, distribuiti a chi uno, a chi cinque, a chi dieci? O vogliamo ricordare la nostra Costituzione che afferma, sì, la pari dignità delle persone, ma non la loro valenza in termini di merito, anzi ricordando e sancendo che: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso».

Esistono quindi delle differenze: se è previsto un “concorso” significa che ci sarà una gara e una graduatoria con un primo, un secondo… frutta e caffè! Facile la battuta per ricordare che non tutti saranno i primi, qualcuno vincerà, qualche altro non vincerà sulla base del merito, delle competenze, dell’impegno, della cultura… del valore, che allora non è uguale in tutti, ma che comunque non va ad incidere la dignità personale. Non c’è nessun rapporto tra merito e dignità, nessuna subordinazione, nessuna determinazione, nessuna espressione… non so più come dirlo… ecco forse vediamo se questa va bene: «Se suono bene questo non toglie dignità a chi non sa suonare». Se poi vogliamo ritornare allo Stagirita, con il quale abbiamo iniziato ricordando il suo principio logico, nella sua altra opera Politica, beh mostra ben altre convinzioni a proposito di assolute condizioni di uguaglianza tra gli esseri umani più o meno ritendo la schiavitù necessaria allo sviluppo… sociale e civile, tanto da esprimere senza alcun dubbio la propria convinzione che uno non vale uno, anzi. E vi assicuro che esagera, ma tutti lo giustificano considerati i tempi “di sua vita”.

Concludiamo dicendo che una cosa è dire ed affermare correttamente che ogni essere umano ha pari dignità, deve poter fruire di eguali diritti ed altrettanto eguali doveri, altra cosa è pretendere che “uno vale uno”, al di là ovviamente di quanto precisato in ordine a dignità, doveri e diritti. Non tutti hanno vocazione e talenti uguali, e meno male che c’è questa differenza perché non tutti vogliono intraprendere strade non confacenti alle proprie aspirazioni, che sono tutte dignitosamente “valutate”. Non tutti “valgono” allo stesso modo, con lo stesso giudizio di merito per competenza, professionalità, bravura e tante altre caratteristiche peculiari a ciascuno o per averle acquisite con impegno e sacrificio o per averle avute in dono dal nostro Creatore.

Eduardo Falbo

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