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Riflessioni sulla gioventù nella Chiesa beneventana



Ai giovani che hanno sete di assoluto annunciamo la radicalità di Cristo!
Un futuro preoccupante
Il crollo delle vocazioni sacerdotali e matrimoniali, la fuga dei giovani dalla pratica religiosa, sono sintomi di una fede che, almeno a viste umane, anche a Benevento si spegne. Padre di cinque figli e con una lunga esperienza nel Centro di Aiuto alla Vita che verso il mondo giovanile svolge un intenso lavoro culturale (vedi il suo sito http://www.centrodiaiutoallavitabenevento.it alla pagina “attività culturale”) propongo un’analisi di ciò che ritengo essere una delle cause di questa crisi.


Il falso dialogo che, con ambiguità e silenzi, sottace la verità
Lo slogan “Giovani, finestre di dialogo”, tema di un convegno sui giovani di qualche anno fa, sintetizza lo stile che è alla base della pastorale giovanile beneventana: con i giovani, cioè, occorre dialogare, ascoltare, discutere.

Un approccio corretto se non diventasse, talvolta, un processo senza fine e senza fini che pone in sordina quelle parti “dure” della Parola di Dio e della morale cattolica nel timore di mostrare una chiesa dal volto troppo rigido. I fatti che seguono avvalorano questa constatazione.

Qualche anno fa gli attivisti LGBT organizzarono a Benevento il gay pride regionale. Quale migliore occasione per spingere i giovani beneventani, desolatamente chiusi nel mondo asfittico delle sacrestie, a testimoniare la loro fede difendendo pubblicamente la Famiglia naturale, opera altissima del Creatore e immagine della Trinità, attaccata oggi ferocemente dalla cultura omosessualista? Non è stato forse papa Francesco a sollecitare i vescovi a mobilitarsi contro la “colonizzazione ideologica e lo tsunami del gender”?

E invece gli organismi preposti della Diocesi, la Consulta dei laici e la Pastorale giovanile, sollecitati a reagire a quella provocazione, risposero con l’immobilismo e il silenzio. Anzi, la proposta del CAV di promuovere una conferenza per i giovani sui pericoli del “gender” fu stroncata da due sacerdoti con un: “non è opportuna in questo contesto” e la frase (monca) del Papa “chi sono io per giudicare?”.

Analogamente, un apostolato sull’amore casto tra fidanzati svolto per le strade di Benevento e guidato dai giovanissimi religiosi del Verbo Incarnato di Montefiascone e dal gruppo giovanile ad esso collegato, le Voci del Verbo, ebbe un grande successo tra i giovani fermati (v. sito del CAV pag “Amore puro”) ma fu accolto a Benevento con imbarazzo se non con irrisione.

Silenzio anche con i giovani scout che chiesero alla Chiesa beneventana di accettare le unioni omosessuali: nessuno ricordò loro San Paolo: “né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno dei cieli” (Cor 6,9) e neppure coloro che approvano quegli atti contro natura (Rm 1, 26).
Ai silenzi si accompagnano, talvolta, messaggi ambigui come quelli che si colgono entrando nella sede della Pastorale Giovanile. Qui si offrono ai giovani modelli di oscuri personaggi, già idoli dei centri sociali, come il rivoluzionario pluriomicida Ché Guevara e il tossicomane e alcolista John Lennon (ucciso a colpi di pistola a 40 anni) i cui detti compaiono su una parete accanto a quelle di martiri e santi.

Non c’è dubbio che almeno in questi casi la Chiesa, o alcuni suoi settori, abbia abdicato al suo ruolo di “Mater et Magistra” rinunciando ad annunciare ai giovani frastornati la Verità sull’uomo e il disegno di Dio sulla Famiglia e la sessualità.

Non meraviglia, allora, se tra i giovani cattolici dilaga l’ignoranza religiosa e la confusione morale (diversi di essi sfilarono nel gay-pride a gridare lo slogan “Love is Love” accanto agli attivisti LGBT) che sono alla base dell’oscuramento del senso del peccato e, quindi, del bisogno della Misericordia di Dio e di salvezza.

La chiarezza dottrinale, scambiata per “rigidità”, può forse allontanare qualcuno (quanti ne ha persi Gesù!), ma è certo che “liquidità”, che fa troppo somigliare la Chiesa al mondo, non affascina nessuno.

Il declino è la sorte della Chiesa che tollera il peccato
Come rivela un’indagine del CAV, su 650 studenti delle scuole superiori beneventane (pag. “Amore Puro” del suo sito), tra i giovani cattolici è diffusa l’accettazione dell’aborto, della contraccezione, dei rapporti extra matrimoniali, delle convivenze. Un quadro drammatico che richiederebbe la presenza di maestri capaci di illuminare, ammonire, correggere.

E invece troppo spesso quei giovani trovano il dialogante dal linguaggio “soft”, che parla per slogan, che rimuove, perché giudicate troppo dure, le parole “peccato” e “inferno” rendendo incomprensibile la venuta di Gesù Salvatore e il senso stesso della fede cristiana.

Sheman Boquet, sacerdote e presidente dell’Human Life International, è lapidario: “dove aborto e contraccezione sono accolti, la Chiesa declina drammaticamente. Questo è il motivo per cui i sacerdoti non possono stare zitti. Dobbiamo proteggere il nostro gregge ricordando a tutti che il compromesso con questi mali mai, sottolineo mai, porta a un miglioramento della Chiesa”.

A tal proposito, che dire di una pastorale giovanile che passa sotto silenzio il 40-ennale “dell’iniqua” (EV) legge 194 con i suoi 6 milioni di aborti? Perché, ad esempio, non è stata proposta ai giovani una riflessione sull’Evangelium Vitae o una mobilitazione alla Marcia Nazionale per la Vita per testimoniare il loro no all’aborto che solo a Benevento spazza via ogni anno 400 bambini?

Quale futuro può avere una Chiesa se sull’aborto, come sui rapporti contro natura, entrambi peccati che “gridano al Cielo” (CCC), lascia scendere un inquietante e incomprensibile silenzio?

I giovani sono attratti dal vero Gesù non da una sua caricatura
Se la Verità è oscurata, anche l’immagine di Gesù Cristo, che ne è l’essenza - “Io sono la Verità” - appare sbiadita. Perché, piaccia o no, il vero Gesù è anche quello che scaglia la sua furia contro i mercanti del tempio o che provoca i farisei e gli scribi trasgredendo il sabato e le loro prescrizioni apostrofandoli, perfino quale ospite in casa loro (Lc, 17, 37), con il poco carino: “ipocriti! sepolcri! guai a voi!”

E’ anche il Gesù che insiste con frasi, presenti in ben quattro pagine su dieci del Vangelo (contate in Matteo), di questo tenore: “via da me maledetti nel fuoco eterno” a chi omette il soccorso al bisognoso (“E se ne andranno, questi al supplizio eterno”), che esorta a tagliare la mano e a cavare l’occhio pur di evitare l’inferno, che minaccia la “geenna, dove c’è pianto e stridor di denti”, a chi chiama “pazzo” il fratello.

Questi ammonimenti “duri” di Gesù, spesso rimossi con imbarazzo, rivelano in realtà solo l’amore del Padre preoccupato che i Suoi figli possano usare la loro libertà per dannarsi.

Ecco perché il vero Gesù è molto esigente e tutt’altro che accondiscendente. Dice Benedetto XVI: “un Gesù che approva tutto è un Gesù senza la Croce, perché allora non c’è bisogno del dolore della Croce per guarire l’uomo. Senza la sua santa ira, senza la durezza della verità e del vero amore, non è il vero Gesù delle Scritture, ma una sua miserabile caricatura”.

E i giovani non amano la falsità, vogliono che si parli loro del vero Gesù, l’unico che, avendoli amati sacrificando la Sua vita per loro, può attirali a Sé: “quando sarò innalzato li attirerò tutti a me” (Gv. 12,32). “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
Diversamente si volgeranno, come oggi fanno in tanti, agli idoli dei centri sociali.

Dice Costanza Miriano, sapiente scrittrice e mamma di quattro ragazzi: “I giovani hanno sete di radicalità, di assoluto, di cose grandi. I sacerdoti che hanno il maggior seguito di ragazzi sono quelli che più che stare ad ascoltarli, annunciano loro la radicalità di Cristo: senza di me non potete far nulla. Che dicono loro chi è il vero nemico: è il diavolo, è il peccato, e il campo di battaglia il nostro cuore, e la meta la vita eterna. Non cercano di lisciare loro il pelo, non li assecondano. Se tu, scimmiottando il mondo, proponi ai giovani lo spettacolino, lo svago, io, giovane, me ne vado da un’altra parte, dove trovo sapori più forti.

I giovani odiano istintivamente la mediocrità. Non c’è bisogno di convincere le folle, basta qualcuno, qualche giovane santo come Jose Sanchez Del Rio, Giacinta e Francesco Marto, Chiara Corbella Petrillo, Carlo Acutis”. Questi giovani santi possono essere luce per tanti ragazzi che come loro ardono del desiderio di trovare l’unico Cibo che sazi la loro fame di vita.


Carlo Principe
Presidente del Centro di Aiuto alla Vita Benevento – ONLUS

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