La voce del parroco

Riflessioni sulla conclusione del Sinodo dei vescovi

Da pochi giorni è calato il sipario sul Sinodo ordinario dei Vescovi che si è tenuto a Roma e aveva come tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.















Prima di fare delle brevi riflessioni esorto chi legge ad una lettura attenta e senza pregiudizi del testo https://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html che è ben articolato e in parte diverso da quanto i media hanno raccontato in questi giorni.

Innanzitutto si tratta di una “relazione” (n.94) consegnata al Santo Padre perché “valuti l’opportunità di offrire un documento sulla famiglia”(ibidem).
Il testo finale si compone di ben tre parti composte ciascuna di quattro capitoli, con una conclusione e una preghiera finale.

Nella prima parte il santo Sinodo fa una lettura puntuale della famiglia nel suo contesto antropologico culturale socio economico e affronta i temi della inclusione tra le generazione e l’accoglienza dei migranti perseguitati nonché la questione dell’affettività e la tecnica della procreazione.

Viene ribadita la contrarietà alla separazione dell’atto generativo dalla sessualità. “In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri dei singoli o di coppie, non necessariamente eterosessuali e regolarmente coniugate”.

Nella seconda parte viene ribadita la dottrina della Chiesa che fa discernimento circa la vocazione della famiglia nel piano di Dio attraverso la Sacra Scrittura, il magistero della Chiesa (gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, del beato Paolo VI, di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Papa Francesco).

“L’indissolubilità corrisponde al desiderio profondo di amore reciproco e duraturo che il creatore ha posto nel cuore umano, ed è un dono che Egli fa ad ogni coppia: «Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (mt19,6;;cf Mac10,9)” (n.48).

Riprendendo il canone1055-paragrafo 1 del Codice di Diritto Canonico viene ribadito che il matrimonio è la «comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione della prole». Di particolare rilievo quanto viene affermato al numero 51: "Con intima gioia e profonda consolazione, la Chiesa guarda alle famiglie che sono fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono… La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che tra i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che quello sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede. «Pertanto, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno. […] Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute» (EG, 44)”.
“Di fronte all’insorgere della difficoltà, anche grave, di custodire l’unione matrimoniale, il discernimento dei rispettivi adempimenti e delle relative inadempienze dovrà essere approfondito dalla coppia con l’aiuto dei Pastori e della comunità” (n.52).

“Nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano. È auspicabile che nelle Diocesi si promuovano percorsi di discernimento e coinvolgimento di queste persone, in aiuto e incoraggiamento alla maturazione di una scelta consapevole e coerente. Le coppie devono essere informate sulla possibilità di ricorrere al processo di dichiarazione della nullità del matrimonio” (n.53).

Bisogna fare attenzione. A leggere attentamente il documento. Le anticipazioni di stampa circa la comunione ai divorziati risposati è semplicistica e qualunquistica. Il percorso di discernimento richiede un vero cammino atto a incontrare la misericordia di Dio.

La terza parte del documento fa riferimento alla missione della famiglia, chiede ai nubendi una adeguata preparazione nella formazione della famiglia, ai pastori d’anime, ai consacrati e agli operatori pastorali un massiccio impegno culturale teso ad affrontare il Vangelo della famiglia con maggiori competenze e conoscenze.

Al n. 63 si ribadisce che "la scelta responsabile della genitorialità presuppone la formazione della coscienza", che è «il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità».
Alla famiglia è affidato il compito di una genitorialità responsabile e la custodia della vita in tutte le sue fasi. Un no deciso all’eutanasia, all’aborto, alla manipolazione genetica e a tutto ciò che attenta alla vita umana.
I padri sinodali sostengono e incoraggiano l’adozione e l’affido: «Tale scelta è segno eloquente dell’accoglienza generativa, testimonianza della fede e compimento dell’amore. Essa restituisce reciproca dignità ad un legame interrotto: agli sposi che non hanno figli e a figli che non hanno genitori».

Particolare attenzione viene riservata al dovere da parte delle famiglie ad educare i propri figli e incoraggia il ruolo delle scuole cattoliche che si pongono a custodia e a tutela della formazione umana e cristiana dei giovani in aiuto e a sostegno della famiglia stessa.
Nessuna apertura sulle coppie omosessuali. L’assise ritiene che non c’è nessun elemento di dottrina in tal senso, anche se ribadisce il rispetto dovuto ad ogni persona a prescindere dal suo orientamento sessuale.

Il numero 76 così si esprime: «La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».

Infine: «La Chiesa fa proprie, in un’affettuosa condivisione, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce di ogni famiglia. Stare vicino alla famiglia come compagna di cammino significa, per la Chiesa, assumere un atteggiamento sapientemente differenziato: a volte, è necessario rimanere accanto ed ascoltare in silenzio; altre volte, si deve precedere per indicare la via da percorrere; altre volte ancora, è opportuno seguire, sostenere e incoraggiare».

«La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5)».

Tanti sono gli argomenti che il documento finale dei vescovi affronta. Argomenti su cui riflettere e meditare. La Chiesa ha una sua idea, un suo pensiero. È madre e maestra, non può sotterrare la verità, è ogni giorno alla ricerca di essa in compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Essa non può non attingere dalla Sacra Scrittura, dagli insegnamenti dei Padri della Chiesa, dal Magistero vivo. Chi pensava ad una rivoluzione copernicana o ad un adeguamento della dottrina della Chiesa agli stili, alle modalità e ai bisogni degli uomini del nostro tempo forse si sarà sentito tradito. L’importante è che la Chiesa ogni giorno si metta in discussione, che ricerchi sempre il vero bene dei suoi figli senza mai tradire gli insegnamenti del Maestro.

A chi vive situazioni difficili, a chi desidera davvero l’incontro con la misericordia e non risolve il problema nei termini del poter o non poter fare, il Sinodo ha aperto una speranza e noi aspettiamo fiduciosi un eventuale intervento del Santo Padre autorevole e chiarificatore, capace di dare agli operatori pastorali linee guide sicure e certe che evitino ogni forma di discriminazione e di personalismo da parte di chi dovrà discernere.

Un invito a tutti a seguire la lettura e il documento durante gli incontri delle famiglie che teniamo in parrocchia una volta al mese secondo il calendario già pubblicato su Voce Amica, giornale on line della Parrocchia San Bartolomeo Apostolo.


don Enrico Francesco Iuliano

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