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Replica alle riflessioni sulla gioventù cattolica



È davvero preoccupante se si ritiene che le parole del Papa, di questo Papa, “chi sono io per giudicare”, possano aver “stroncato”, o contribuito a farlo, una iniziativa di una associazione beneventana! Davvero preoccupante! Potremmo soprassedere sulle parole espresse da due sacerdoti “non è opportuna in questo contesto” a proposito di una possibile organizzazione di una manifestazione, ma per Sua Santità no. Ma solo per fare chiarezza ed affermare che ciascuno in ultima analisi, parafrasando Marx ed Engels, è responsabile del proprio operato e della propria missione, tanto più per questioni morali, etiche e di scelte personali, giuste od errate che siano.

Ha assolutamente ragione Francesco, questo Papa che se, per un qualche altro disegno della Divina Provvidenza, avesse regnato a cavallo degli anni ’60 e ’70 molto probabilmente non avremmo avuto le magliette del Che, né quelle di Marcuse, né quell’ansia di giustizia sociale che ha animato tanti giovani generosi Sessantottini, ritenendo che una qualche improbabile ed improponibile rivoluzione culturale avrebbe cambiato le sorti dell’uomo, salvo poi a dover registrare l’ennesimo fallimento dei profeti delle rivoluzioni, di questa come delle altre che tutti voi, cari lettori, certamente ricordate per averle studiate sui testi scolastici. Una prima lezione l’assumiamo proprio da questo: l’essere contro non paga! Manifestazioni di piazza e cortei non sono la soluzione vera dei problemi, anche perché molto spesso non sorretti o corroborati da un’adeguata conoscenza dei problemi, a favore o contro dei quali si intende manifestare. Possono solamente, quando va bene, essere elemento di una qualche pressione su governi e governanti transitoria e rabbonente, ma non risolutoria. Altra cosa è il sommovimento di popolo, ma qui ci muoviamo in altro campo. E sui temi caratterizzanti l’esistenza dell’uomo, sulle scelte etiche o morali possiamo solo esprimere l’idea e le ragioni della nostra scelta e lasciare che altri liberamente facciano altrettanto. Ovviamente se al dire facessimo seguire il fare la lezione sarebbe completa ed efficace.

Siamo stanchi di guerre di religioni, perché ne conosciamo gli esiti vicini e lontani, e perché il Nostro Signore è Re della Pace, siamo stanchi del gravoso compito di formulare giudizi di valore, che fra l’altro non competono all’uomo, ma al Signore, quando verrà il momento. Ha più che ragione Papa Francesco “chi sono io per giudicare”. E ha ragione quando ci ricorda che Dio, il nostro Dio, è Misericordia, che chiede Misericordia e non sacrifici, che è pronto a giustificare anche l’empio che si converte, che ha salvato il Buon Ladrone, ha convertito la samaritana, ha miracolato la cananea, ha visitato le case con ladri e prostitute, ha miracolato il servo del centurione non credente… ricordiamo questi ed altri episodi ed insegnamenti della vita di Gesù e ricordiamo anche che Gesù in un momento topico della Sua Passione, a Pilato che Gli chiedeva “Quid est veritas”, “Cos’è la verità” offrì il suo silenzio. Ma se Pilato avesse ben riflettuto avrebbe capito che la risposta era proprio nella sua domanda: “Est vir qui adest”, “È l’uomo che ti sta davanti”… se solo avesse anagrammato…!


Eduardo Falbo

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