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Qualche polemica sul festival della canzone italiana



Sembrava che per i meno introdotti nei temi biblici un’antica profezia si fosse avverata, ed infatti per la giuria popolare Ultimo era diventato primo nella classifica, con percentuali che ben lasciavano sperare in una meritata vittoria col valore aggiunto, che non dovrebbe essere mai trascurato dagli addetti ai lavori nelle successive fasi di valutazioni trattandosi di temi così "ballerini" come nel caso delle canzoni. E le aspettative del giovane artista erano più che fondate e nel cuore e nella mente dei teleutenti credenti riecheggiavano le profetiche parole "gli ultimi saranno i primi", ma in tutta coscienza in questo caso ci si riferiva al nome d’arte del cantante, appunto Ultimo, che stranamente ricorda quello di un coraggioso ed eroico servitore dello stato, oggi colonnello dei Carabinieri, al quale come molti sanno è stata revocata la scorta, pur essendo nel mirino della mafia siciliana per aver arrestato o contribuito all’arresto, sotto copertura, di Totò Reina.

Ma si vede che quell’appellativo, Ultimo, non porti molta fortuna, o almeno non garantisce il gradimento della "critica" accreditata, ma non del popolo. Così è accaduto che il televoto, quello di coloro i quali ascoltano musica e sono i massimi fruitori delle proposte canore è stato di fatto capovolto. Basta riferirsi ai numeri, che di solito non mentono. La giuria popolare ha così votato: Ultimo 46.5 per cento, Il Volo 39.4 per cento; Mahmood 14.1 per cento. Naturale che con questi risultati la speranza della vittoria ha fatto capolino nel giovane e possiamo ben comprendere la delusione quando sono state rese note le votazioni delle giurie di qualità (?) e quella della sala stampa che sommate fra loro hanno dato questo esito: Ultimo 24.7 per cento; Il Volo 11.6 per cento (?); Mahmood 63.7 per cento. Esiti questi che hanno letteralmente capovolto la classifica popolare e dato questi risultati: Ultimo 35.6 per cento; Il Volo 25.5 per cento; Mahmood 38.9 per cento.

E qui davvero si è avverata la biblica profezia, segno che le giurie sono state davvero "ispirate", che poi è l’unica consolazione o giustificazione che più facilmente mi viene da proporre. Intanto fortunatamente questo festival è passato e sono iniziate le polemiche, anche giuste, giuste diremo considerato che siamo al Festival di San Remo e che come sappiamo tutti le giurie hanno quasi sempre preso notevoli abbagli. Vogliamo ricordare Un’avventura, non una nostra o vostra, ma quella di Lucio Battisti eliminato in maniera categorica, ma che da ultimo anch’egli è poi diventato quello che tutti noi sappiamo e non ha mai concorso di persona a San Remo, almeno io non me lo ricordo. Come fece giustamente un altro grande cantautore, oggi riproposto in una canzone definita dal conduttore/direttore/presentatore e non so che più, "profetica". Dio è morto composta, parole e musica, dal grande, veramente grande, Francesco Guccini, che all’epoca fu censurata dalla Rai perché ritenuta blasfema, per il titolo e qualche altra non compresa citazione, ma trasmessa dalla Radio Vaticana e, si dice ben accettata da Papa Paolo VI ( ma quello era il Papa!).

Ed era normale, perché ieri come oggi non si può pretendere che i critici o i censori conoscano Friedrich Wilhelm Nietzsche o che abbiano letto almeno la sua Gaia scienza e di quel folle che cercava Dio e che non avendolo trovato gridò Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Forse non avevano neanche pensato che un ateo non può annunciare la morte di Dio, per il semplice fatto che l’ateo non crede nell’esistenza di Dio. Non si può far morire chi non esiste. Né il credente la può annunciare in quanto per il credente Dio è eterno, non ha origine, né fine e, quindi, Dio non può morire. Guccini parlava d’altro, di come l’uomo contemporaneo vivesse senza quei forti valori espressi dal pensiero antico e moderno. Chissà a che pensavano, se pensavano, quei critici… ma lasciamo perdere. Anche in questo caso ha fatto capolino quella parola, ma questa volta come un sostanzioso sostantivo "profezia"! D‘altra parte il gioco continua e chissà che davvero non siano stati gli inconsapevoli fattori di una qualche profezia. Ovviamente non augurando a nessuno degli interessati di essere ultimo… in questo genere di classifiche.


Eduardo Falbo

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