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¶ Sono solo canzonette ¶




Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda ‘Io tu e le rose’ in finale e una commissione che seleziona ‘La rivoluzione’. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi

(Luigi Tenco, 27 gennaio 1967.
Questa frase era riportata su un biglietto ritrovato
accanto al suo corpo nella sua camera d’albergo
a Sanremo, dopo il suicidio.
La paternità del biglietto è tuttora discussa)





Il festival della canzone italiana è iniziato e come sempre preceduto da polemiche e discussioni di vario tipo e genere. Questo non stupisce non sarebbe naturale se non ci fossero, forse per alimentare la curiosità ed interesse dei potenziali telespettatori che dovranno incollarsi al televisore per una settimana circa se vorranno veder soddisfatta la curiosità così magistralmente suscitata. Ed è più che giusto se ci si riferisce alla impellente necessità di ampliare lo share per avvantaggiarsi su reti televisive concorrenti a suon di milioni di teleutenti che per abitudine o tradizione assistono indomiti alle esibizioni degli artisti ai quali è demandato il difficile compito di stupire e di regalare emozioni, anche queste di vario tipo e genere, perché mosse o indotte dalle discussioni di cui sopra.

Comunque la rassegna è partita, anche se non confermando i dati di ascolto della precedente, ma tutto sommato sembra essere stata ben orchestrata, è il caso di dire, dal Maestro Claudio Baglioni che di musica se ne intende. Una felice intuizione è quella di aver eleminato le massacranti e spesso ingenerose, quanto ingiuste, eliminazioni di artisti che il più delle volte hanno alle loro spalle anni di onorato servizio sul palcoscenico musicale nazionale ed internazionale, e sono state così evitate frustrazioni e malanimo di quelli che venivano eliminati. Questo un paradigma vincente e interessante, il vincitore ci sarà ma non avrà dovuto lasciar per strada nessuno dei suoi colleghi e la rassegna si svilupperà secondo il gusto prevalente del pubblico votante e delle varie giurie. Tutti saranno accontentati e potranno continuare la loro carriera senza aver dovuto subire l’infamia e lo scacco di non esserci nella puntata finale.

In buona sostanza il festival si caratterizza in maniera palese per quello che in effetti è: una rassegna musicale, la vetrina per eccellenza della canzone italiana, nelle sue diverse declinazioni e tipologie. Ed è sempre stato così e tutti gli artisti hanno da sempre ambito ad un posto in quell’ eccezionale palcoscenico. Per la verità non proprio "tutti". Forse più quelli che sono maggiormente interessati alla cosiddetta "musica commerciale". Risulta difficile trovare la "musica d’autore" perché la partecipazione è più o meno proposta e sostenuta dalle case discografiche major, cioè quelle più grandi e con più mezzi a disposizione, fatto questo normale in una società di mercato e che quindi ovviamente propone quel "tipo" di canzone che può aver più successo e vendere di più. Così può accadere che questo condizioni lo stesso gusto dello spettatore e del potenziale acquirente o fruitore di quelle opere "d’arte" (?).

Questo può accadere, ma non è detto che accada, come la stessa storia quasi settantenne del festival ha dimostrato anche per quelle canzoni scelte e selezionate dai vari direttori artistici e giurie di esperti. Ossia non c’è stata sempre coincidenza tra le canzoni vincenti e "la musica che resta", quella che poi diventa icona o meglio colonna sonora di quell’età. E così accade pure per gli stessi artisti, i quali non sempre dopo quella partecipazione rimangono saldamente agganciati nei circuiti di diffusione del prodotto musicale. Per la verità ho trovato sempre difficoltà a percepire quella differenza o subalternità tra i vari generi musicali, nella convinzione che la musica sia espressione e forse qualcosa in più, se è vero che presso alcune civiltà o popoli, che non sono i nostri, essa assume ben altri significati e tanto basta, per non tediare ulteriormente.

C’è da dire che il festival offre quest’anno diversi bravi cantanti ed autori, con una vasta gamma di stili e generi, ma tra questi quello che ho preferito è quel trio di talentuosi giovani tenori con una ben costruita canzone che molto probabilmente rappresentano al meglio la nostra tradizione canora, Il Volo davvero bravi e ben accettati anche in altri Paesi. Quella è la nostra tradizione musicale, il "bel canto italiano", sul quale dovrebbero ancor più lavorare le case discografiche per incrementare i loro incassi, prova ne sia che Bocelli padre e figlio hanno scalato le classifiche americane e inglesi. Almeno avremo una musica commerciale, sì ma anche "Musica che resta".


Eduardo Falbo

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