Editoriale

Non bastava il virus, ora preoccupa l'infodemia



di Giancarlo Scaramuzzo

Infodemia: è stata l'Oms a coniare questo nuovo termine a inizio anno. Deriva dall'inglese infodemic, a sua volta composto da info(rmation) ('informazione') ed (epi)demic ('epidemia'). Infodemic ricorre nei documenti ufficiali dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Vuol dire, più o meno, epidemia di cattiva informazione. Allarmi, notizie false, ripetute, drammatizzate.

I grandi diffusori di questa infodemia restano i social network con le loro bufale, ma anche chi s'improvvisa giornalista, caso mai con qualche diretta Facebook dai tetti. Per fortuna il rimedio c'è e basta riconoscere "il giornalista" che utilizza verità assolute per raccontare il contagio e diffidarne.

Il vocabolario Treccani ha inserito il termine infodemia tra i neologismi e fornisce non solo la spiegazione ma anche qualche esempio in cui l'infodemia si è di concreto verificata. Il panico determinato dalle notizie sull’epidemia di Covid-19 ha portato a inizio anno, ad esempio, all’acquisto esagerato di beni di consumo essenziali come la carta igienica, i kit di pronto soccorso, acqua in bottiglia e disinfettante per le mani, con la conseguente carenza e ripercussione sui costi.

Bisogna dare informazioni mirate e stare attenti alla velocità di propagazione incredibile dei social media. Il giornalista che si rispetti indirizza verso fonti attendibili e contrasta con ogni mezzo la disinformazione. I giornalisti iscritti all'Asmi (Associazione stampa medica italiana) sono tra gli informatori affidabili, alla continua ricerca di notizie false che compaiono in Rete. Più di cento anni or sono, una pandemia globale ha colpito oltre 500 milioni di persone in tutto il mondo. Oggi, nel bel mezzo di un'altra emergenza sanitaria pubblica, alcune lezioni della storia dimostrano l'importanza di comprendere come le informazioni si diffondono e gli individui interagiscono.

L'eliminazione della disinformazione può aiutare gli utenti a raccogliere e diffondere informazioni accurate, a rimanere al sicuro e a ridurre i rischi per gli altri. Poiché molti si rivolgono ai social media per informazioni e consigli, la differenziazione tra individui qualificati per fornire informazioni accurate on line e i cosiddetti epidemiologi da poltrona è purtroppo sempre più difficile.

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