L'angolo del libro

Mio fratello Carlo, di Enrico Vanzina



Un libro a dir poco struggente Mio fratello Carlo di Enrico Vanzina, uscito per i tipi di HarperCollins, dove i ricordi d'infanzia, la passione per il cinema e l'amicizia con Renato Pozzetto fanno un tutt'uno con quella vita straordinaria vissuta in perfetta simbiosi con Carlo. Al fratello, scomparso a 67 anni l'8 luglio 2018, Enrico Vanzina, 70 anni, romano, sceneggiatore, scrittore, giornalista e regista, dedica un libro vero e intenso dove il dolore va a compenetrarsi con la speranza. In una scrittura catartica, per la lacerante separazione da Carlo, Enrico confessa di aver scritto questo libro come posseduto da un demone, il libro che non avrebbe mai voluto scrivere e che invece ha dovuto, perché altrimenti non ne sarebbe uscito, come ebbe modo di dirgli una volta Ennio Flaiano: «Scrivere serve a sconfiggere la morte».

È la storia quindi del suo rapporto con il fratello fino alla scoperta della malattia che porterà nel giro di un anno alla scomparsa di Carlo. Tanti gli aneddoti all'interno del libro, da quello che descrive il forte sentimento di Carlo per la fede in Dio, come quella volta in cui Carlo insieme a Ricky Memphis vollero andare, mentre si trovavano in America per girare un film, assolutamente a messa in Arizona per raggiungere la più vicina chiesa cattolica a 250 chilometri di distanza, percorrendo tra andata e ritorno la bellezza di 500 chilometri. Oppure come quell'altra in cui l'amico "vero" Aurelio De Laurentiis pagò tutti i debiti del più giovane dei fratelli Vanzina: «[...] Quando Aurelio seppe della malattia di Carlo, si mise subito a disposizione. Lui è un toro, parte e travolge tutto. Chiese pareri medici in America, fece ricerche approfondite sui migliori centri oncologici dove poter curare Carlo. Voleva trasferire mio fratello a Los Angeles. Una mattina andai a trovarlo. Gli dissi senza troppi giri di parole: ʻAurelio, la medicina non può fare più niente per Carlo. Tu, però, sìʼ. Mi fissò emozionato. ʻCosa?ʼ. ʻQuello che adesso serve a Carlo è solo un po’ di tranquillità. Ha delle angosce economiche per un debito con l’erario. Se vuoi aiutarlo, dagli una mano a pagare le sue tasse arretrateʼ. Un minuto dopo, Aurelio staccò un assegno per Carlo in conto di lavori futuri. Quando lo consegnai a mio fratello in clinica, lui sussurrò, quasi incredulo: ʻVedi, sono sempre gli amici veri quelli che non ti abbandonano maiʼ».

È la storia di chi tra noi, colpito dallo sconcerto per la malattia di un congiunto prima e dal lutto poi, non riesce a superare quest'ultimo. Enrico Vanzina lo fa alla fine solo attraverso la scrittura, con un libro che provoca un nodo in gola per la commozione, con lacrime, che ci portano a riflettere sul senso profondo della vita e della morte, che porta in rilievo l'ancestrale mistero della fede, descrivendo con precisione chirurgica il dolore di chi soffre e di chi vede soffrire una persona cara durante gli ultimi suoi giorni. Ma è, prima di ogni altra cosa, la narrazione di un amore incommensurabile di un fratello. È l'ultima fatica di Enrico Vanzina dal grandissimo talento letterario, che scandaglia l'animo umano nel quale tutti possono rispecchiarsi, attraverso una prosa che va ad accarezzare il cuore del lettore senza indulgere in superflui sentimentalismi.


Giancarlo Scaramuzzo

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