L'angolo del libro

Mangio solo cioccolato fondente (di E. De Sio)

Elisabetta ed Amelia, simbiosi di una maternità negata


Scritto da Paola Corona




“Una madre porta con sé il dolore per tutta la vita”, così la scrittrice Elisabetta De Sio parla dell’aborto nel suo primo romanzo

La maternità viaggia su confini di lacerazione e dolore stridente, attraversando amore, rimorso, odio, colpa, solitudine, quando la creatura che ha in grembo non diventerà mai figlio. È una storia amara, almeno quanto il cioccolato fondente, quella di Amelia, alter ego letterario della scrittrice Elisabetta De Sio. Dal momento dell’aborto, il suo “rapporto conflittuale con il cibo” la porterà ad evitare perentoriamente gli alimenti eccessivamente dolci, fino a quel “Mangio solo cioccolato fondente”, che dà il titolo al suo primo romanzo. Edito da grauseditore e presentato sabato sera presso la Libreria Masone, la prima fatica letteraria di De Sio, già dedita a narrativa e poesia, è un racconto che sobbalza da una gravidanza vergognosa ai tempi della sua gioventù, fino al compimento di una donna matura, che ha dovuto, con coraggio, fare i conti con un passato ed un futuro gravido di un ventre vuoto.

È con assoluta fermezza, che mostra una consapevolezza nuova dell’essere donna ed un attento esame del suo vissuto, Elisabetta De Sio palesa la sua storia, sviscerando il difficile contesto culturale, retroscena della forzata scelta di abortire, in un raccontare che diventa per lei “catartico”. L’essenza del romanzo è già tutta intrisa nell’“immagine molto significativa della copertina: una mamma che si dispera e rimpiange il proprio bambino, rappresentato nell’atto di donarle il perdono”, spiega Giancarlo Scaramuzzo, direttore di Voce Amica. Le pagine della scrittrice napoletana mostrano uno spaccato della società tradizionale del Meridione, filtrato attraverso il suo vissuto. La rigida educazione ricevuta non le “permetteva di ragionare come donna”, in una clima bigotto, avvolto in un unico ammonente consiglio rivolto alle giovani ragazze: “non vi rovinate prima del matrimonio, altrimenti non vi prende nessuno”. Il trascorrere degli anni non ha segnato una svolta: “le donne sono proprietà esclusiva dei genitori e, successivamente, di quella dei mariti”, afferma il giornalista Giancarlo Scaramuzzo, denotando l’assenza d’interesse da parte delle forze politiche ad introdurre la tematica dell’educazione sessuale nelle scuole. Un vuoto di conoscenza, questo, rimasto incolmato, ieri come oggi, e dal quale prende avvio la stessa storia della scrittrice.

L’incipit del romanzo, affidato alla voce della De Sio, immerge il lettore direttamente nel vivo dei fatti: la febbrile attesa del risultato di un test di gravidanza. Due linee rosse: positivo. Una nuova vita posta in essere, che rivoluzionerà, anche senza la sua nascita, quella della protagonista. Gli sguardi inquisitori della mamma, il doversi giustificare per uscire, la testa china nell’entrare in una farmacia di provincia per comprare un test di gravidanza sono il preludio di vergogna e senso di colpa dell’autrice. Questi sentimenti, anche a distanza di tempo, torneranno a farle leggere il mancato arrivo di un nuovo neonato come un castigo divino. Sarà il forte istinto di maternità, poi, a restituirle la vita, salvandola dal tentato suicidio.

Amelia, la protagonista, ed Elisabetta, la scrittrice, s’incontrano nel libro e dialogano. C’è la storia di una giovane ragazza a digiuno della sua percezione di essere donna che subisce ben tre lutti: il primo frutto dell’interruzione volontaria della gravidanza, il secondo per la mancata riuscita dell’aborto e, infine, l’irrealizzata maternità tanto desiderata. A “scrivere di getto”, invece, è Elisabetta, con la speranza ormai tramontata di avere un figlio, laureata in lingue e letterature straniere presso l’Istituto Orientale di Napoli, che “viviseziona il tempo” tra la famiglia, il suo amato lavoro di insegnante a Scampia e le cure per la madre, malata di Alzheimer. “Ho scritto sulla base di un brainstorming: avevo rimosso le mie emozioni cerebrali”, spiega. “Non è un caso che, nel momento in cui mia madre, verso cui provavo astio per non avermi dato un’educazione sessuale, è stata proiettata in un’altra realtà, io sono stata catapultata in quella reale”. Uno scambio di percezioni singolare tra le due ha permesso ad Elisabetta De Sio di credere nel suo nuovo progetto, scritto in cinque anni ed articolato in tre parti “diverse, in cui le visioni cambiavano con i colpi che subivo”. La fiducia nella sua scrittura l’ha conquistata lentamente attraverso una serie di riconoscimenti, ricordati dalla moderatrice e direttore di Gre indipendent, Rosa Leone: il premio Ischia “L’isola dei sogni” per il racconto “Mamma” e il secondo posto al premio nazionale di poesia e narrativa “Spazio donna 2006” nella sezione racconto breve, oltre al suo impegno, dal 1993, come attrice filodrammatica nella compagnia “la Scoppola”.

“Mi sono vergognato due volte nel leggere questo libro”, racconta il direttore di Voce Amica, “la prima come uomo e la seconda come essere umano. Amelia ha deciso di abortire, metodo equiparato ad un normale contraccettivo, perché aveva al suo fianco un essere abominevole”. Il “lui” del romanzo, soggetto volutamente innominato, è frutto di una scelta stilistica ed espressiva di Elisabetta De Sio. “È un pronome personale oggetto, che rende meglio l’idea del subire anziché del compiere l’azione. Il lutto”, continua la scrittrice, “allontana le persone e crea rotture forti all’interno di esse come accadrà anche ad Amelia, seppur con dolore e passione”.

Il periodo della gravidanza si regge su un equilibrio precario per la donna: “è un momento di rottura, di angoscia e paura”, spiega la psicoterapeuta Daniela Iglio, “che porta a regredire alle prime fasi dell’infanzia, bisognosa di cure ed attenzioni. Dall’altro lato si attua una crisi maturativa, che realizza il suo status di madre di famiglia e donna nella società”. Questa apparente contraddizione “dà luogo a un cambiamento fisico e ad un grembo psichico”, mettendo in luce come “non esista un aborto dolce. È sempre un evento traumatico”, afferma la psicoterapeuta. Evidenziando come sia frequente la sindrome post-aborto, Iglio ritiene necessario il supporto di professionisti, mancato a suo tempo alla scrittrice, nel superare un duplice lutto: perdita dell’embrione e di una parte della stessa partoriente racchiusa nel feto. Il romanzo ha offerto anche l’occasione di riflettere sul personale sanitario “che dovrebbe essere rispettoso delle scelte della donna e non giudicare, ma accogliere”, precisa. “Mi ha colpito la solitudine di Amelia, l’assenza di un partner”, continua la psicoterapeuta, “complice l’idea che sia solo la donna a decidere”.

Non sono mancate critiche, mosse dal direttore Giancarlo Scaramuzzo, verso la casa editrice gauseditore, poco attenta nella cura dei dettagli. Nota, infatti, l’interruzione brusca della sinossi, la numerazione delle pagine collocata troppo all’interno del libro e un’immagine di copertina non fedele alla scultura originale. Un appunto del giornalista va anche alla scrittrice per l’uso eccessivo del corsivo, giustificato da Elisabetta De Sio con “la volontà di essere più incisiva e rimarcare le ripetizioni”.

La scrittrice, ricordando messaggi ricevuti e feedback positivi, rivendica la “cultura come unica arma e strumento che ci permette di evolverci”. Con la promessa di continuare a mettersi in gioco e di coinvolgere gli alunni nella lettura del romanzo, le pagine del suo libro vogliono rendere consapevoli della complessità della scelta emotiva, fisica e relazionale che pone l’aborto. “L’obiettivo non è didattico, ma umano”.

(Per gentile concessione di bMagazine)



Elisabetta De Sio, imparentata con le più note sorelle De Sio, Giuliana, attrice, Teresa, cantante, dopo una laurea in lingue e letterature straniere moderne presso l’Istituto orientale di Napoli con 110 e lode, vanta un cursus honorum di tutto rispetto e, tra i tanti, ci piace qui ricordare il premio Ischia L’isola dei sogni, per il racconto Mamma, e il premio nazionale di poesia e narrativa Spazio donna 2006 (seconda classificata per la narrativa inedita, sezione racconto breve).

Artista a tutto tondo, Elisabetta De Sio, impegnata dal 1993 in attività di recitazione teatrale nella compagnia filodrammatica la Scoppola, si distingue al premio Giancarlo Siani, 26 settembre 2007, Progetto legalità presso Scuola media Peppino Impastato (Giugliano, Napoli), con realizzazione del cortometraggio Da Milano a Giugliano, secondo classificato.

(tratto dal comunicato stampa di G. Scaramuzzo)



GALLERIA IMMAGINI

▲ top page
Voce Amica
Autorizzazione Tribunale Benevento n. 9 del 30 settembre 2014
Rg 1446/2014

portale d’informazione quotidiana Parrocchia San Bartolomeo Apostolo
82020 Paduli (BN) - Piazza degli Eroi di Trento e Trieste, 7


proprietà don Enrico Francesco Iuliano - Via Roma, 24 - 82020 Paduli (BN)
telefono 0824.927.186
web www.voceamicapaduli.it
email info@voceamicapaduli.it

Service Provider Widestore srl - Via Gulinelli, 21 A - 44122 Ferrara (FE)

Paduli 2014 - 2018
codice fiscale parrocchia
92007210625