Editoriale

Maiuscole e minuscole, corsivi e virgolette



Da anni vado osservando e studiando un fenomeno alquanto strano sul quale i linguisti, spesso in contraddizione tra loro e poco interessati al tema, non si pronunciano più di tanto. Mi riferisco all'uso smodato delle maiuscole che se ne fa in molti giornali. Caso emblematico quello di Televideo Rai alla pagina 520 che riporta quotidianamente la programmazione dei film in onda su Rai Movie, canale 24 del digitale terrestre. L'intenzione di chi, un giornalista e non un linguista, ha scritto questo articolo è quella di invitare ad abbandonare certe vecchie norme di riverenza, cortigianeria, di servilismo e nuove norme di retorica. Il tutto per garantire una certa uniformità e coerenza di linguaggio dell'informazione che tanto si ripercuote nel linguaggio dei cittadini; oltretutto, meno iniziali maiuscole si usano, meglio è; ne guadagna la pulizia del testo, anche da un punto di vista grafico, e ne gode il buon senso.

Ne parlai con il compianto Tullio De Mauro (con me nella foto a lato), linguista, scomparso nel gennaio 2017. I linguisti sono incerti e molto spesso, come dicevamo, in contrasto l'uno con l'altro; qualcuno, con il tempo, non ha fatto mistero di aver pure cambiato opinione. La maggior parte di loro lascia ampia discrezione a colui che scrive o all'editore che pubblica e c'è perfino chi fa capire di ritenere tignoso l'argomento. L'uso, purtroppo, non aiuta la soluzione del problema e la confusione regna sovrana fra scrittori a vario titolo e specialisti. L'inflazione delle iniziali maiuscole che abbiamo in Italia per quanto riguarda i nomi comuni, che, in quanto tali, proprio la maiuscola non dovrebbero averla se non dopo il punto fermo o a inizio periodo, nasce da vecchie abitudini aventi a che fare soprattutto con la politica e la burocrazia.

Il rispetto per certi soggetti ci porta a essere servili e abbondano così le maiuscole dette "di riverenza" come Re, Presidente, Generale, Dottore, Direttore, Professore, Avvocato, Architetto, Cavaliere, Signore, Commendatore, Sua Eccellenza, Sua Eminenza, Onorevole, Sindaco, Prefetto, Ministro, Console, Ambasciatore, Principe, Conte, Marchese, Duca, Papa, Vescovo, Cardinale, Monsignore, Suor, Don e Fra.

Vi sono poi maiuscole dovute alla retorica di parole ritenute cariche di valori istituzionali quali Stato, Nazione, Paese, Chiesa, Patria, Repubblica, Regione, Comune, Famiglia, Magistratura, Carabinieri, Polizia, Religione, Fede, Defunti, Esequie, Funerali, Banca, Cassa di risparmio. In questo filone si collocano pure le maiuscole per rendere importante il soggetto a cui vengono attribuite: Società, Ente, Azienda, Università, Scuola, Istituto, Presidenza, Consiglio, Commissione, Coordinamento, Esecutivo, Direttivo, Direzione, Governo, Giunta e si è anche visto Portineria, Biglietteria; da questo forse nascono Largo, Corso, Via, Piazza; con l'aula del Senato che diviene Aula.

L'intenzione di imprimere alla parola usata un particolare significato o rilevanza fa sì che si abbiano: Bomba, Stabilità, Finanziaria, Stragi; così molte sigle: Odg ("ordine del giorno"), "Cdr" ("comitato di redazione"), e poi Tav, Tac, Asl, Aids. In molti casi la maiuscola è adottata allo scopo (inutile, dato il contesto) di distinguere un nome da un omografo di diverso e più modesto significato; per esempio “Legge”, “Maggioranza”, “Opposizione”, “Destra”, “Sinistra”. Incomprensibili le norme non scritte e nate da pratiche ricorrenti che spesso vengono seguite senza razionale e scientifica omologazione, vai tu a capire perché, quelle che vedono i nomi dei mesi e i giorni della settimana con la loro iniziale maiuscola.

Passando ad altro, guardando quanto scritto da ogni parte, con l'avvento della videoscrittura si è assistito a una incetta di corsivi a scapito delle virgolette, spesso usate in modo interscambiabile. Una volta, relatore alla presentazione di un libro, leggendo settimane prima il dattiloscritto dell'autore di un centinaio di pagine, contai ben 200 e passa locuzioni o parole in corsivo. Alcune strampalate, ma ne rammento una in particolare: chiesi in privato all'autore perché mai avesse scritto "farmacia" in corsivo. Non seppe spiegarmene il motivo. Nelle scuole di giornalismo insegnano che il corsivo serve per mettere in evidenza una o più parole (termini tecnici o stranieri), titoli di libri o di opere creative e le testate dei giornali. E che c'è differenza tra corsivo e virgolette: il corsivo mette in evidenza certe parole in relazione alla loro presenza nel testo, mentre le virgolette mettono in evidenza parole o frasi in relazione al loro contenuto. Ci sarebbe ancora tantissimo altro, ma esula dal compito prefissomi. Altro non s'è voluto se non quello di segnalare all'attenzione di chi legge gli "orrori" disseminati troppe volte in giro e l'invito a tenersene alla larga.

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