L'angolo del libro

Lezione di italiano, autore Francesco Sabatini



Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, è l'artefice di un agile saggio sulla nostra lingua. Lezione di italiano rappresenta un invito a conoscerla e a usarla compiutamente, proprio come se fosse un organo del nostro corpo. È la lingua madre che ci appartiene fin dalla nascita: la natura ha predisposto aree e funzioni del cervello che elaborano la grammatica. Nei nostri primi anni di vita si forma in modo silenzioso nella sfera della lingua orale che poi a scuola scopriremo per insegnare agli occhi quello che l'orecchio sa già. Per imparare a leggere e scrivere, per interpretare testi di vario genere, capire cos'è una frase, apprendere la varietà degli stili dell'italiano. Tutti, chi più chi meno, usiamo la lingua, ma pochi lo fanno con consapevolezza. Francesco Sabatini, che nella sua rubrica alla Rai Pronto soccorso linguistico già da dieci anni risolve i dubbi grammaticali di milioni di spettatori, ci accompagna per mano insegnandocelo in questa appassionante e innovativa Lezione di italiano.

Il linguaggio rapido e abbreviato dei social network, diffuso in particolare fra i più giovani, danneggia il corretto uso della lingua. Illudersi che si possa comunicare con una quindicina di parole in un messaggino è un errore. Affidarsi completamente agli strumenti non umani per la scrittura induce a un ritardo nell’acquisizione delle capacità personali e cognitive. Secondo il professor Sabatini, un primo passo, ad esempio, è quello di insegnare nella scuola primaria a scrivere con la mano. Poi viene la grammatica. Ma la mano prima. È un’illusione di comodità fidarsi del correttore del computer. Nell'insegnare a leggere, contemporaneamente si insegna pure a scrivere. Scrivere però, lo ribadiamo fino alla noia, a mano. Gli studi più recenti di neurologi - riferisce Sabatini - segnalano che la deriva verso la scrittura su tastiera o verso forme semplificate di scrittura manuale, lo stampatello, rispetto al corsivo, riduce gli stimoli di produttività ideativa e linguistica e rallenta la comprensione nella lettura. Prendere poi appunti con scrittura a mano, invece che con strumenti informatici, porta a comprendere meglio e più stabilmente i discorsi ascoltati.

Vi è poi riportata l'inutilità di molti forestierismi. Segnalando i più fastidiosi e sguaiati. Con l'invito ai lettori a scorrere il seguente elenco di anglicismi usati in Italia di continuo e a chiedersi se la traduzione che li affianca non ne renda in modo esatto, nella loro mente, il significato, variabile secondo le circostanze, con vantaggio anche della sicurezza ortografica e di pronuncia:

location = collocazione, sede, ambiente
mission = compito, programma
performance = prestazione, rendimento, esecuzione
competitor = concorrente
default (delle finanze) = fallimento
welfare = benessere sociale
spread = divario, scarto
spending review = revisione, controllo della spesa
range = escursione, intervallo
fund raising = raccolta di fondi
follower = seguace, affiliato
election day = giorno di votazioni
open day = giorno d'incontro
reception (negli alberghi) = ricevimento
exit strategy = strategia di uscita
follow-up = seguito; sostegno (nell'orientamento dei neoassunti); controllo successivo (nelle cure mediche)
endorsement (che ha partorito l'orribile endorsare) = appoggio, sostegno, favore (per un candidato).

«Si dirà che l'espressione inglese - scrive Francesco Sabatini - ha, quasi sempre, un significato riferibile a una situazione specifica, mentre la resa in italiano può avere altri significati e quindi non è specifica. Non è sempre vero, come dimostra almeno il caso di follow-up. E poi, quando si afferma questo, si trascura il contesto sociale della comunicazione, ben noto ai giornalisti: quanti sono coloro che comprendono l'espressione inglese e quanti, invece, sono esclusi dalla comprensione?

«Bisognerebbe porsi queste domande:
● Sei veramente padrone del significato di quel termine?
● Lo sai pronunciare correttamente?
● Lo sai anche scrivere correttamente?
● Sei sicuro che il tuo interlocutore lo comprende?

«Quando anche uno solo di questi requisiti non è rispettato, vuol dire che:
● stai facendo una brutta figura;
● oppure usi quel termine per pigrizia;
● oppure disprezzi il tuo interlocutore.

«Il cittadino semplicemente seguace dell'andazzo potrebbe così accorgersi di essersi adagiato nell'uso di un italoanglismo liquido e di avere, in sostanza, delegato ad altri parlanti, di un altro popolo, l'interpretazione esatta del mondo mediante le parole. Oppure, saprà che ha implicitamente rifiutato di far parte della comunità in cui vive così com'essa è e che non intende impegnarsi a migliorarla.

«Ma come fa, il singolo cittadino, ad accettare l'invito a una condotta linguistica consapevole, se il nostro governo per primo si profonde nel farcire di anglismi la terminologia relativa agli ordinamenti cardine dello Stato - valga per tutti il Jobs Act - e ha lanciato nel 2016 un "programma di trasparenza" (!) che intitola Open Government? E perché mai il professore di storia, seguendo la terminologia introdotta nelle prove dell'ultimo concorso, dovrebbe parlare agli studenti di nation building invece che di "costruzione (o fondazione) di uno Stato nazionale" e di warfare invece che di "stato di guerra" o di "strategia di guerra"? Chi ci governa non sa più pensare le sue azioni se non in angloamericano? In qualche gabinetto riservato di Palazzo Chigi, e diramazioni, dev'essersi annidato un suggeritore specializzato in deragliamento linguistico».

Francesco Sabatini (Pescocostanzo, 1931), linguista, filologo e lessicografo, è presidente onorario dell’Accademia della Crusca, di cui è stato presidente dal 2000 al 2008, e professore emerito all’Università degli Studi "Roma Tre".


Giancarlo Scaramuzzo

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