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Lettera per la Quaresima di don Nicola De Blasio



Carissimi/e,

quest’anno, il santo padre Francesco, ci propone, come cammino di conversione per la Quaresima, di verificare la nostra relazione con il creato e le risorse della natura che Dio mette a disposizione dell’intera umanità. La realtà ci mostra molte contraddizioni: ad esempio, il divario fra aree del mondo, la “guerra a pezzi”, le questioni climatiche e ambientali. Le possibilità di azione sono due: o ci chiudiamo in noi stessi, nel nostro egoismo; o torniamo a camminare, a cercare una strada, una modalità di trattare le cose della vita più corrispondente rispetto alla modalità seguita fino ad ora.

Leggendo il messaggio del pontefice, restano impresse tre parole chiave: Il cammino, la redenzione del creato e la distonia con la legge del cuore. Il cammino indica la traiettoria necessaria e la meta per continuare a vivere in armonia con il Creato uscendo dalla contingenza dell’istante, dalla contingenza della nostra vita, un istante rispetto all’estremità. La redenzione del creato, la legge del cuore che ci dona la natura e ci rende un tutt’uno con essa… deve essere riconosciuta e recuperata in questo cammino indicato. Infine la distonia con la legge del cuore, il peccato, crea distruzione perché l’uomo si mette al centro dell’Universo e ritiene di essere la misura ultima delle cose. La ragione come misura ultima delle cose, usata sempre nella logica del tutto e subito e dell’avere sempre di più.

Nel Messaggio per la Quaresima si parla appunto di sguardo fisso su di noi. Spesso dimentichiamo di avere ricevuto in dono la vita e il creato, di essere custodi e non padroni del giardino, e quindi di poterlo utilizzare secondo il suo istante terreno. Già il papa emerito, Benedetto XVI, nella Caritas in veritate ricordava che la sfida del cambiamento climatico richiede anche e soprattutto lo sforzo di governi, imprese, istituzioni religiose, società civile e di tutti gli uomini di buona volontà, per un “agire insieme e concordi” che abbia come obiettivo il bene comune e la innata dignità di ogni essere umano. Una affermazione suffragata dai dati: oggi solo il 17% della popolazione mondiale vive nei Paesi OCSE e detiene oltre il 60% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Nei Paesi non-OCSE vive invece l’83% della popolazione mondiale, il 17% di questo 83% si trova in Africa con un PIL totale inferiore al 3%. Ci sono 8 persone nel mondo che possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) della metà più povera del pianeta (3,6 miliardi di persone). Nel 2040 la popolazione mondiale crescerà da 7 a 9 miliardi: un miliardo solo nel continente africano. Sono 2,8 miliardi infine le persone nel mondo che a livello domestico utilizzano risorse non pulite per cucinare, questa pratica causa circa 4 milioni di morti l’anno per malattie respiratorie, in prevalenza donne e bambini.

Partendo dal versetto 8,19 della Lettera ai romani, Papa Francesco, ribadisce che il tempo che precede la Pasqua deve essere l’occasione per accogliere “nel concreto” nella propria vita “la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte”, attirando così “anche sul creato la sua forza trasformatrice”. “Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali”, questo è uno dei passaggi chiave del messaggio per la Quaresima 2019. Per i 40 giorni che precedono la Pasqua, il Papa propone quest’anno di “entrare nel deserto del creato” perché torni ad essere “quel giardino della comunione con Dio” per portare “la speranza di Cristo anche alla creazione” e liberarla dalla schiavitù della corruzione. Come ci si può riuscire? Nel suo Messaggio, il Santo Padre, torna a proporre i 3 strumenti dei periodi di crescita spirituale: il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Se la Quaresima del Figlio di Dio “è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini”, i cristiani sono chiamati a “incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale”, in modo speciale attraverso “il digiuno, la preghiera e l’elemosina”. Digiunare, scrive Papa Bergoglio, vuol dire rinunciare alla tentazione di “divorare” tutto per “saziare la nostra ingordigia”; pregare significa “saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io; e fare elemosina ci aiuta a “uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene”. Su questi binari, è possibile “ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore”: l’amore, unica sorgente della “vera felicità”.

Il peccato «porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri». Vivere da figli di Dio, da persone redente, per fare del bene anche al creato, significa dire No! alla logica del tutto e subito, dal voler avere sempre di più. L’abbandono della legge di Dio, porta all’avidità, alla brama di uno smodato benessere, al disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio, fino a tradursi nello sfruttamento del creato, delle persone e dell’ambiente, secondo quella «cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato».

Il Messaggio è un invito a diventare persone nuove, sentendoci pienamente parte della creazione. «Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio», egli «fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione». Quando infatti «la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi», questi «danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature», come dimostra eloquentemente il Cantico di frate sole di san Francesco d’Assisi. Per questo, prosegue il Papa, «il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”». La Quaresima diventa così «segno sacramentale» di una conversione che «chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina».

Con affetto fraterno auguro una buona Quaresima e una Santa Pasqua a tutti voi.



don Nicola De Blasio
Direttore Caritas


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