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La libertà si nutre di consapevolezza critica



Ragazzi, che Mondo! Ma forse sarebbe ancor meglio dire: Ma in che mondo viviamo?
La risposta potrebbe essere scontata: nel Mondo della libera autodeterminazione!

O ancor meglio: Nel Mondo della libertà assoluta. E di fatto i presupposti ci sono tutti, sia normativi, sia comunicativi, ma, c’è un ma! Ottima cosa l’autodeterminazione e la libera scelta, ma ci si dovrebbe ricordare che l’esercizio della libertà, così come della democrazia è attributo da esercitare con consapevolezza e, almeno, con cognizione di causa. E qui entra in campo l’esigenza di una informazione corretta e scevra da condizionamenti, perché, come qualcuno ricordava qualche decennio fa i persuasori occulti sono sempre all’opera, e quello che a noi sembra essere un libero esercizio delle libere facoltà di espressione e del raziocinio è invece molte volte condizionato da questo o quel gruppo di pressione e di orientamento per fini non sempre chiaramente e liberamente espressi. Né a mio avviso sarebbe opportuno richiamare quel gran genio di Hegel, secondo il quale, detto sinteticamente, la realtà è di per sé contraddittoria, nella realtà convivono tesi ed antitesi in continuo movimento per superarsi e far sintesi, ma sappiamo cosa ha prodotto il suo pensiero, e qui non è il caso di polemizzare su questioni che appassionano i filosofi e i teoreti. A noi, poveri mortali (… ma sarebbe tanto, ma tanto opportuno e utile che anche gli altri, anche se ricchi, ricordassero di essere mortali) è solo concesso fare delle considerazioni di buon senso, o almeno interrogarsi, farsi delle domande e attendere che la luce si accenda per illuminare una qualche risposta… di buon senso.

E perciò mi chiedo: com’è che in questo dinamico Terzo Millennio accade che alcuni siano lì lì per interrompere quello che altri cercano disperatamente: un figlio! Pardon… dimenticavo: o ovviamente una figlia! C’è chi si scandalizza per il già richiamato manifesto pro vita, e chi chiede con strepito la maternità, pardon… ma anche ovviamente la paternità, ad ogni costo. Com’è possibile che su problematiche che investono la continuazione della specie umana, su di un tema non certamente banale, ci siano posizioni assolutamente antitetiche. Ma allora la vita ha o non ha valore assoluto ed irrinunciabile? Così dovrebbe essere, secondo il buon senso per il semplice fatto che se fosse vero ed assoluto il primo assunto, beh sembrerebbe avverarsi il messaggio di una gradevole canzonetta dei Nomadi, mitico complesso, degli anni ’60-70: Noi non ci saremo, ma non per una catastrofica guerra nucleare, per qualcosa di peggio. Pensate un poco, per un errore semantico, per parole chiacchiere, tavole rotonde, convegni, comizi, articoli, libri ed opuscoli… manifesti strappati o rimossi. Per banalità simili, non per una gran bella bomba (si fa per dire), ancora più bella (si fa sempre per dire) di quella trasportata dall’Enola Gay che ha scatenato l’inferno sulla terra del Giappone. Democrazia sì, autodeterminazione sì, ma ancor prima tanta corretta informazione e cultura, non privilegio di pochi ma di tutti. La cultura è l’alimento della democrazia, e la libertà si nutre di consapevolezza critica, non di slogan e di moti emotivi dell’animo, ma di utili informazioni anche diffusi con giganteschi manifesti, che non andrebbero rimossi o strappati, ed anche con più piccoli pacchetti di sigarette.


Eduardo Falbo

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