L'angolo del libro

La corruzione "spuzza"



Dalla nota espressione "spuzza" usata dal nostro amato Papa Francesco, prende il titolo un libro scritto da due importanti magistrati: Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e Francesco Caringella, presidente di sezione del Consiglio di stato, entrambe istituzioni nate per vigilare sulla correttezza di ciò che accade nelle amministrazioni pubbliche. Un accostamento di figure prestigiose e da ascoltare. Il termine “spuzza”, che nel 2015 Papa Francesco usò durante la sua visita a Scampia, sembrò al tempo coniato al momento dal suo linguaggio appassionato ma al contrario ha un’origine fondata, risale al lontano Ottocento inizio Novecento, quando Piemontesi, Liguri e Veneti emigrarono per l' appunto in Argentina, a Buenos Aires città natale del Papa, dove ebbe origine un dialetto detto lunfardo, parlato proprio dagli italiani emigrati in quella terra, tra cui i suoi genitori.

Nell'occasione a Scampia il Papa fu molto acclamato per questo termine perché aveva reso e sottolineato con forza la veridicità del suo significato, associato alla parola corruzione. Questo è un tema da sempre affrontato, il male della società, ciò che annienta la dignità dell' uomo, tanto se n’é parlato e scritto ma sembra che quando ci si entra nessuno riesce ad uscirne, è come finire in un tornado, compromessi su compromessi.

Ritornando proprio all'impronta del libro nominato, è un argomento che interessa tutti noi proprio perché la corruzione non è solo un affare politico, ma una responsabilità di tutto il popolo, una consapevolezza morale e civile che dovrebbe sopraffare il male che ne scaturisce. Parlarne sempre, prevenire e non correre ai ripari dopo fatti estremi. Chiunque ha il dovere di dare un contributo per eliminare ciò che “spuzza”, non bisogna girarsi dall'altra parte o abbassare la testa e far finta di non vedere, perché prima o poi può succedere di incorrere in accadimenti spiacevoli e inevitabili. Tutto gira intorno a qualcosa che fa cadere qualcos’altro è come un gioco ad eliminazione. Si può combattere la corruzione attraverso la conoscenza dei fatti, in ogni settore, nelle scuole, nella sanità, nel mondo del lavoro in genere, nella vita di ogni giorno perché sì il problema è all' apice ma diviene una conseguenza per tutti. Non si tratta solo delle famose bustarelle, ma di un modo di agire che parte da dentro, che per i propri interessi non si guarda in faccia a nessuno. Bisogna avere rispetto delle persone, rispetto dell' ambiente che ci circonda e soprattutto avere coscienza. “L'attaccamento al denaro è radice di tutti i mali”, San Paolo nella prima lettera a Timoteo.



Sabina Limongelli

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