L'angolo del libro

L'esordio letterario di Pierfrancesco Diliberto alias Pif



... Che Dio perdona a tutti
Pierfrancesco Diliberto, conosciuto come Pif, ci regala la lettura di questo suo primo romanzo edito dalla Feltrinelli. Il titolo apparentemente banale ... che Dio perdona a tutti e l'immagine in copertina di un classico dolce siciliano, il cannolo, peccato di gola per chiunque. Un romanzo dalla scrittura semplice e scorrevole, un racconto di vita quotidiana e momenti che fanno sorridere, ma fatto anche di una seconda parte più seria, che mette il lettore di fronte a momenti di riflessione sulla propria fede.

Il protagonista Arturo, un trentacinquenne, nella vita è un agente immobiliare, al momento con una casa impossibile da vendere, celibe, appassionato di calcio ma soprattutto particolarmente entusiasta di pasticceria. Lui dice che la vera consolazione di vivere a Palermo è proprio questa passione per i dolci, dai cannoli alle cassate, ai famosi sciù e gli iris, ripieni di una crema di ricotta di pecora estasiante: «A Palermo la infilano ovunque e io ne sono schiavo». La descrizione che fa di ogni dolce che addenta è davvero inebriante. Arturo proprio in una pasticceria incontra colei che avrebbe potuto essere la donna della sua vita. Flora, una ragazza di famiglia borghese, proprietaria della pasticceria nonché decisamente cattolica.

La pignoleria è la cosa che li contraddistingue: Arturo la usa per i dolci, Flora per la religione. Questo accostarsi al cristianesimo per Arturo diventa un problema; per accontentare la sua amata comincia ad accompagnarla a messa, rendendosi anche disponibile per don Marco, per nuove iniziative, e proprio da alcuni suoi comportamenti, come per esempio rispondere alla messa a monosillabi, Flora capisce che non è quello che lui vuole far credere. Iniziano i battibecchi, ma un giorno Arturo, dopo aver sbirciato su un libro di catechismo del figlio del suo amico Tommaso, decide di mettere in pratica le parole del Vangelo, diventando cattolico per tre settimane, il tempo di prova che si dà.

Succedono vari episodi nei rapporti con i suoi amici, da quelli con Flora e la sua famiglia, in cui Arturo viene a conoscenza della superficialità delle persone, in quanto cattolici, il classico di chi predica bene e razzola male. Quella cristianità di facciata fatta di ipocrisia e perbenismo. Finisce la sua storia con Flora in modo paradossale, lei che lo voleva cattolico praticante ma che nelle occasioni in cui lui dimostrava di esserlo, non gli piaceva più, addirittura si sentiva in imbarazzo per come metteva in difficoltà le persone con le sue domande o affermazioni. Gli diceva di essere diventato troppo estremo, ecco che l'apparenza da salvare prendeva il sopravvento.

Il finale del romanzo è un po' deludente, il lettore si appassiona e crede in un Arturo, buon cristiano, che continua a difendere i principi del Vangelo, ma non è così, passate le tre settimane tutto finisce. Val la pena in ogni caso di leggere questo romanzo, che induce il lettore in una personale autocritica facendogli percepire anche un forte pensiero positivo: c'è sempre speranza di essere dei buoni cattolici ma con tanto, tanto impegno e soprattutto senza salvare le apparenze e imbrogliare il prossimo... che Dio perdona a tutti.



Sabina Limongelli

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