Il commento del direttore

Irlanda, nozze fra persone dello stesso sesso

Il referendum irlandese che ha sancito le nozze fra persone dello stesso sesso ha evidenziato, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, tutta la debolezza della Chiesa e del suo messaggio dottrinale non più stella polare come una volta. Il mondo cattolico irlandese è apparso diviso e l'istituzione ecclesiale, ben consapevole di ciò, ha adottato una posizione prudente. I vescovi d'Irlanda si sono limitati ad una lettera pastorale sul significato del matrimonio e a sostenere durante le omelie le motivazioni del no. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, ha invitato a muoversi con circospezione nel timore che le associazioni più integraliste potessero con le loro prese di posizione estremiste spaventare e allontanare i fedeli.

Sulla crisi della Chiesa nella cattolicissima Irlanda hanno pesato gli scandali sulla pedofilia e i casi eclatanti del vescovo Eamon Casey e del prete Michael Cleary, l'uno con un figlio avuto da una donna americana e il secondo con due fatti con la perpetua. La cronaca in questi anni ha lasciato una cicatrice profonda nella comunità, disorientandola. Il voto dei giovani e delle donne è stato decisivo in grande maggioranza. Per quello che può valere, un piccolo spaccato lo ha offerto al telegiornale la signora Rita O'Connor, ottuagenaria profondamente religiosa che ha dichiarato di aver votato per i gay "non avendo nulla contro di loro".

La Chiesa cattolica prova a riflettere su quanto accaduto e lo fa con le parole di monsignor Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, che ha lavorato a lungo nella diplomazia vaticana: «La Chiesa deve chiedersi quando è cominciata questa rivoluzione culturale e perché alcuni al suo interno si sono rifiutati di vedere questo cambiamento. È necessario anche rivedere la pastorale giovanile: il referendum è stato vinto con il voto dei giovani e il 90 per cento dei giovani che hanno votato ha frequentato scuole cattoliche».

Il motivo di questa rivoluzione culturale?
Per monsignor Diarmuid Martin è tutto nel fatto che “prevale un'idea individualistica della famiglia. Si è smarrito il concetto del matrimonio come elemento fondamentale di coesione sociale. Rispetto ai diritti individuali, un'argomentazione sull'etica sociale non ha successo”. Il vescovo aggiunge che “il voto riflette la situazione attuale della cultura irlandese: quanto è accaduto non è soltanto l'esito di una campagna per il o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo”.

Quali saranno i cambiamenti che ora affronterà l'Irlanda e la Chiesa cattolica irlandese? Dice il vescovo: «È un cambiamento notevole i cui effetti concreti sono imprevedibili. Il premier cattolico assicura che per le chiese non cambierà nulla, ma saranno i tribunali a dover applicare la legge. Il matrimonio in chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare dal parroco potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione se il legislatore non mette dei limiti. Nelle scuole cattoliche gli insegnanti di educazione civica saranno obbligati a dire che il matrimonio è anche tra persone dello stesso sesso. Tutto questo creerà problemi».

Giancarlo Scaramuzzo

▲ top page
Voce Amica
Autorizzazione Tribunale Benevento n. 9 del 30 settembre 2014
Rg 1446/2014

portale d’informazione quotidiana Parrocchia San Bartolomeo Apostolo
82020 Paduli (BN) - Piazza degli Eroi di Trento e Trieste, 7


proprietà don Enrico Francesco Iuliano - Via Roma, 24 - 82020 Paduli (BN)
telefono 338 838 3565
web www.voceamicapaduli.it
email info@voceamicapaduli.it

Service Provider Widestore srl - Via Gulinelli, 21 A - 44122 Ferrara (FE)

Paduli 2014 - 2020
codice fiscale parrocchia
92007210625