L'opinione che non ti attendi

In Italia siamo razzisti?



Si è ritenuto necessario e secondo coscienza lavorare per una seconda parte dell’articolo già pubblicato. Già perché poi qualcuno potrebbe giustamente obiettare di non essere stati maggiormente attenti a cose dette e pubblicate dalla stampa della propria parte. E a trascinarmi in questa condizione sono stati alcuni articoli: il primo apparso su Famiglia Cristiana diventato famoso per la copertina, molto d’impatto e inquietante. Vi è riprodotto il Ministro dell’Interno Matteo Salvini con un colorito Vade retro; il secondo sullo stesso giornale un altro a firma del teologo Pino Lorizio, che mi ha lasciato molto perplesso per un suo tempestivo commento, forse troppo tempestivo, sull’aggressione all’atleta italiana Daisy Osakue considerato ultimo di una serie di odiosi casi originati da sentimenti di razzismo, ma se il teologo fosse stato meno tempestivo e con più tempo per accertarsi di ogni cosa, come consigliano le Sacre Scritture, avrei evitato la fatica. E che dire del Salvini bruciato? E questa volta per la replica risentita di Antonio Socci per la vignetta di Staiano, che fra l’altro è anche presidente onorario dell’Uaar, ossia Unione atei e agnostici razionalisti.

Mi viene da dire che questi signori il divertimento se lo vanno proprio a cercare. Il comune denominatore qual è? Il razzismo. Come se in Italia fossimo in procinto di fare che cosa? Non ne ho idea, per il semplice motivo che quello, il razzismo, non appartiene alla nostra cultura. Lo hanno dimostrato gli eroici italiani all’indomani dell’emanazione delle leggi razziali. Una vera disubbidienza civile e tale da potere essere iscritta nelle pagine della storia della Civiltà dei popoli. A proposito: quella sì che è disubbidienza civile. Anche qui non abusiamo di concetti e termini e caso mai far passare le tasse o il canone Rai non pagati per disubbidienza civile. Quelli, cari lettori, hanno rischiato vita, famiglia e patrimonio! Comunque in conseguenza di tutta questa bagarre o ammuina l’Onu ha nominato una commissione per indagare sul razzismo in Italia. Ma ci rendiamo conto? Eh sì, ma quelli dell’Onu hanno ragione. Mi spiego: se giornali di ispirazione (o dovrebbero essere tali) cristiana accusano pesantemente di razzismo il Ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio e una grandissima maggioranza gli va dietro ci deve essere un problema. E nessuno corre a spiegare che le cose non stanno così, anzi i partiti di opposizione rincarano la dose e aumentano le critiche e le accuse ancora più esplicitamente, senza porsi il serio problema di quello che altri governi e stati potranno pensare. Ed infatti ecco che fra poco arriva l’Onu, che mostra maggiore preoccupazione per l’inesistente razzismo in Italia che per altre parti del Mondo.

Sappiamo benissimo che non esiste razzismo in Italia, perché noi qui siamo nati e cresciuti ed un poco l’abbiamo girata. E se davvero fossimo animati da simili nefasti sentimenti sarebbe un brutto autogoal per la Cristiana Italia e ancor più imbarazzante per gli operatori culturali italiani, da quelli scolastici, a quelli ecclesiastici, alle famiglie, passando anche per gli stessi organi di stampa. I quali tutti se davvero fosse provata una simile tesi, beh insomma dovrebbero fare ammenda ed autocritica, ma di quelle pesanti. Fortunatamente è un falso problema, né credo che Salvini & Company siano razzisti. Può darsi che il termine sia usato impropriamente, per cui consiglio la lettura di un vecchio saggio di George Mosse, La nazionalizzazione delle masse, a proposito di un vero razzismo, quello della Germania nazista, dove il grande studioso parla di qualcosa di complesso e tremendamente grave. La Weltanschauung, la propria visione del mondo, la cultura e la civiltà di un popolo. Mosse era tedesco di famiglia ebrea e in principio quasi affascinato da quella demoniaca, qui sì c’entra il demonio, cultura della distruzione, ed aveva ben compreso che il razzismo, così come l’antisemitismo deve avere radici profonde, essere connaturale alla cultura e alla civiltà di un popolo. E qui non si tratta dei coretti da stadio, assolutamente biasimevoli e raccapriccianti, ma non certamente distintivi della Civiltà di un popolo. Di pazzi scatenati è pieno il mondo, ce ne sono, e chi lo nega, ma affermare che il Mondo condivida le loro escandescenze è tutt’altra cosa.

L’Italia ha la sua Civiltà e la sua Cultura, che è stata faro per il sorgere di altre civiltà. Devo forse ricordare che Giulio Cesare aveva già una macchina da guerra efficientissima e che i Galli (non quelli del pollaio, ma quelli con le corna in testa… ecco sì Asterix, ossia gli antenati degli odierni francesi e vicini) erano ancora tribù di selvaggi, che Roma costruiva terme ed acquedotti e quelli avevano libero accesso nei boschi? Non serve tutto questo, se non per richiamare un concetto importante. Non si devono confondere i termini di questioni vitali ed importanti, non si possono banalizzare termini pregnanti e significativi per far pubblicità Cicero pro domo sua e contro l’avversario politico. Hitler abbandonò il palco d’onore delle Olimpiadi di Berlino per non stringere la mano al vincitore di colore. La Lega ha fra i suoi eletti una brava e capace persona di colore orgogliosa di essere africano. Ricordate chi era Hitler?


Eduardo Falbo

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