L'angolo del libro

Il treno dei bambini



Gabriel García Márquez ha scritto che la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, Viola Ardone, 46 anni, nata a Napoli, docente di italiano e latino al liceo, nel romanzo uscito nel 2019 per la Einaudi, Il treno dei bambini, descrive l'Italia e in particolare la Napoli povera del dopoguerra, quando la Chiesa si adoperava per inviare i bambini bisognosi nelle colonie estive e il Partito comunista, per strappare i piccoli alla miseria, organizzava treni speciali che percorrevano l'intera penisola per portarli a trascorrere alcuni mesi presso famiglie del Nord. Attraverso l'io narrante del piccolo personaggio di sette anni, Amerigo Speranza, si srotola la storia commovente della drammatica separazione di un figlio dalla madre.

Un'operazione di grande sensibilità del Partito comunista italiano quella che, negli anni dal 1946 al 1952, quando le condizioni di vita erano molto dure specie al Sud, vide "i treni della felicità", con bambini dai quattro ai dodici anni provenienti da famiglie povere, orfani che vivevano in strada, portarli per alcuni mesi in affidamento alle famiglie di contadini del Nord in modo da superare l'inverno, vestendoli, curandoli e mandandoli a scuola.

È la vicenda di Amerigo Speranza, spaventato, quando la mamma lo porta al "palazzo dei comunisti" per il colloquio burocratico preliminare, perché aveva sentito dire in giro che i comunisti mangiavano i bambini. L'opportunità di avere un pasto assicurato, un cappotto caldo, ha però la meglio sul continuare a vivere nei vicoli, in miseria, tra le "zoccole" (i topi).

Amerigo trova una nuova famiglia che lo amerà, ritornerà a Napoli, ma, dopo un violento alterco con la madre, scapperà alla stazione per partire definitivamente verso il Nord. Passano gli anni, fin quando il lettore non si trova proiettato al 1994 con un Amerigo adulto, divenuto un violinista di successo.

Una storia struggente che non avrebbe demeritato d'essere inclusa nella dozzina dei finalisti dell'ultimo premio letterario Strega, il caso letterario dell'anno dell'ultima Fiera di Francoforte, in corso di traduzione in 25 lingue, una storia intensa che non può fare a meno di evocare la forza, la volontà, i sacrifici dei nostri nonni per risollevarsi dalle macerie e dalle sofferenze della miseria in vista di un futuro migliore per i propri figli.


Giancarlo Scaramuzzo

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