Editoriale

Il nostro deficitario sistema scolastico



Da un bel po' in molti paesi stranieri i ragazzi sono rientrati fisicamente in classe anche se con le dovute precauzioni. In Italia lo si farà a settembre, con vecchi e nuovi problemi, dagli edifici scolastici vetusti alle aule non all'altezza della loro funzione, passando per il corpo docente insufficiente e male retribuito e la tecnologia antiquata. Il Coronavirus ha accentuato quel solco incolmabile tra studenti ricchi e poveri. Non tutti hanno avuto la possibilità di avere gli stessi computer, tablet e relative connessioni Internet. Si va dai bambini di quinta elementare che hanno seguito tre ore di lezione alla settimana solo grazie alle maestre dotate di buona volontà, ai docenti che in tre mesi si sono fatti vivi una sola volta per caricare di compiti gli alunni sul registro elettronico per poi scomparire del tutto. In Puglia addirittura delle famiglie sono scese in piazza per manifestare contro il dirigente scolastico che aveva deciso di interrompere le lezioni a distanza e il caso di Fasano è finito nel dibattimento parlamentare.

Le scuole paritarie hanno lamentato di essere ignorate sistematicamente dal governo. A loro dire - attraverso la voce del presidente dell'Agidae, l'associazione che rappresenta gli istituti cattolici, padre Franco Ciccimarra - i 65 milioni destinati dal Decreto rilancio alle strutture paritarie sono una miseria equivalente a un euro al giorno per bambino. Solo per la fascia d'età che va da zero a sei anni. Briciole che vanno ad avvalorare un progetto per distruggere di fatto il sistema scolastico integrato, composto di scuole statali e non statali. Si sta rinnegando la legge 62 del 2000 sulla parità scolastica. Chi ha avuto modo di ascoltare le interviste rilasciate dalla ministra Lucia Azzolina, in più di un passaggio avrà senz'altro inteso che non ha alcun interesse a sostenere le scuole paritarie, sembra quasi che pensi alla loro scomparsa.

Intanto le paritarie stanno ancora attendendo i contributi ministeriali del 2018, del 2019 e del 2020. La cassa integrazione in deroga e il fondo di integrazione salariale non si sono visti. Le famiglie vivono ormai in grande difficoltà economica e non riescono a pagare la retta. Sarebbe opportuno un intervento sulla deducibilità fiscale di una quota adeguata delle rette che vengono pagate. Si concede di dedurre costi di ogni tipo e non quelli per l'educazione dei figli. È un'ingiustizia fiscale che non si può accettare. Ma la cosa ancor più grave è la non tutela dei diritti dei disabili. E qui più che di soldi si tratta di rispettare la dignità dei bambini. È sceso il silenzio sugli oltre 14mila ragazzi con disabilità che si trovano nelle paritarie. Hanno diritto alle stesse condizioni. Per un principio di uguaglianza è dovere dello Stato e della finanza pubblica che non tutto sia a carico delle famiglie. O si garantisce il sostegno oppure si dice chiaramente che i disabili devono andare nelle scuole statali. Chi non capisce questo non può stare al Miur, il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

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