Editoriale

Il loro grido d'aiuto, la nostra vergogna



Ditelo ai vostri figli, nipoti, a chi fa i capricci per essere portato al McDonald's a rimpinzarsi di cibo spazzatura. Ditelo che nella Repubblica centrafricana le giovani madri lottano per nutrire i propri figli, dove la malnutrizione è vita quotidiana. Dove un bambino di otto mesi raggiunge a malapena i quattro chili, la metà del peso corporeo dei suoi coetanei in buona salute nell'opulenta Italia che butta il cibo nella pattumiera. Dove una mamma, una delle tante, in un angolo sperduto del continente africano, osserva inerme il suo bambino troppo debole anche per piangere. Dove questa mamma ha vergogna nel confessare che possono mangiare solo una volta al giorno, dove il cibo non è mai abbastanza e dove i bambini si ammalano spesso.

Ma nel centro nutrizionale di Bangui, voluto fortemente da papa Francesco dopo il suo viaggio apostolico nel 2015, i giovani pazienti assumono alimenti speciali, e sono nutriti con latte terapeutico contenente zucchero, olio, minerali e vitamine e con una pasta di arachidi ad alto contenuto proteico. La Chiesa cattolica ha destinato quattro milioni di euro da donazioni, di cui solo un milione circa dalla comunità parrocchiale di Novara, ai quali si sono sommati 750mila euro ricavati da iniziative varie di solidarietà promosse dalla Gendarmeria vaticana a favore del Centrafrica. L'Ospedale "Bambino Gesù" ha coordinato l'operazione iniziata nel 2016, coinvolgendo missionari, volontari e medici europei in pensione.

La cooperazione in Centrafrica non è però fatta di soli aiuti medici o alimentari. Vi sono pure storie come quella di padre Aurelio Gazzera, un frate carmelitano proveniente dal Piemonte che da 27 anni fa il missionario in Centrafrica. Padre Aurelio ha combattuto per la difesa dei diritti dei centroafricani e del territorio, tanto da finire arrestato perché cercava di documentare le devastazioni che minacciano i villaggi vicini scattando fotografie. I militari gli hanno sequestrato la macchina fotografica e il telefonino portandolo con la forza in una caserma della città, ma l'intervento di una folla urlante - padre Aurelio è molto amato nel Paese - ha convinto il giudice a disporne il rilascio immediato. In tutto questo, padre Aurelio trova anche il tempo per scrivere e pochi mesi fa è uscito il suo libro Coraggio che raccoglie i racconti delle sue esperienze e i fatti di cui è testimone in un Paese grande il doppio dell'Italia, il Centrafrica, ma così ignorato dalla restante parte del mondo.

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