Attualità

Il dramma dell'Italia centrale



È sconvolgente tutto quello che è accaduto nel centro Italia. Sin dal duemilanove, il disastroso terremoto del sei aprile ha devastato interi paesi, spento il respiro di un numero ingente di persone. Le terre abruzzesi ormai martoriate di rovine, lutti, disperazione e tanta gente sopravvissuta, pronta a ricominciare. Altrettanto funesti gli ultimi terremoti di agosto e ottobre duemilasedici, è un continuo assediamento di scosse ancora oggi. Come se non bastasse, le copiose nevicate hanno provocato,come sappiamo, la slavina del diciotto gennaio, che ha spazzato via l'hotel Rigopiano ai piedi del Gran Sasso.
Dopo l'immensa gioia per il salvataggio di quattro bambini e cinque adulti, altre famiglie vivono la disperazione di aver perso i propri cari. Ben ventinove le vittime, circostanze diverse ma tanto dolore e sconforto. A muoversi in prima linea l'intera macchina operativa dei vigili del fuoco, soccorso alpino e protezione civile, fiore all'occhiello per la nazione, per l'instancabile lavoro e aiuto che sempre danno, anche a proprio rischio e pericolo.
Nel pomeriggio del ventiquattro, altri sei morti, un elicottero del 118, si è schiantato dopo aver soccorso uno sciatore in difficoltà, con a bordo quest'ultimo, due piloti e tre medici del 118, tutto questo sempre in una località nei pressi della tragedia.
Quanto si poteva evitare? Marginare questa calamità era mai possibile? La neve ha isolato tanti paesi e frazioni annesse, intere famiglie bloccate in casa, senza luce, acqua e contatti telefonici precari, messe a dura prova, colpite nel profondo, provate psicologicamente, non potendo scappare dalle continue scosse perché bloccati dalla neve.
Precedentemente avevo accennato della neve a Paduli, nulla, non esiste il confronto a tutto questo. Anzi! siamo fortunatissimi, dispensati da tanto dolore. Si evince dalle tante interviste che la gente abruzzese è molto forte, ostinata, pronta a ripartire dal nulla, a ricostruire ciò che hanno perso. Meritano l'appoggio e l'ammirazione di tutti noi, e soprattutto l'aiuto dello Stato, perché le loro terre possano rifiorire.
La delusione profonda di quanto è accaduto e accade non deve mai farci perdere la speranza e mai dubitare dell'amore di Dio. C'è una bellissima testimonianza di un giovane prete, Don Luigi Maria Epicoco sopravvissuto al terremoto dell'Aquila, il link sottostante la espone.

http://www.raiplay.it/video/2016/11/Don-Luigi-Maria-Epicoco---Parroco-4abe6aac-63c3-4bfc-a9ab-11be06575c89.html


Sabina Limongelli

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