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Eugenio Scalfari vuole beato Blaise Pascal



Mi ha fatto sorridere un articolo di Eugenio Scalfari apparso sulla rivista L’Espresso del 20 agosto. È una sorta di polemica con un giornalista/filosofo/professore di nome Vincent Carraud il quale si è preso la briga di polemizzare con lo stesso Scalfari a proposito di un editoriale, nel quale il giornalista italiano raccontava di un suo incontro con Papa Francesco e di una sua proposta relativa alla beatificazione di Blaise Pascal. Francesco ha risposto al solerte giornalista italiano di non sapere molto della vita di Pascal e Scalfari prontamente aveva edotto il Papa gesuita, già preside di facoltà, già responsabile di organizzazioni gesuitiche in terra d’oltreoceano su quel filosofo/pensatore/matematico/fisico e chissà che cos’altro.

Intanto cominciamo col dire che Blaise Pascal è conosciuto pure da me, figuriamoci quindi dal Papa, che con molta saggezza biblica ha, come dire, riaffermato che il cuore dell’uomo è conosciuto compiutamente solo da Dio Creatore, e la stessa cosa potrebbe valere per quel tipo di conoscenza del pensatore francese, considerata l’estemporanea richiesta di beatificazione. Tutti sappiamo che per la beatificazioni occorre o essere martiri della fede, o dopo attenti e rigorosi studi sulle virtù cristiane del candidato attendere che si veda riconosciuta l’intercessione del soggetto in questione nella realizzazione di un miracolo. Cosa non da poco e non per tutte le brave persone, come sarà stato forse Pascal, ma non per questo da essere iscritto così velocemente e per direttissima nel libro dei santi solo perché su segnalazione del giornalista italiano.

Pascal un vero genio ed enfant prodige fra l’altro, entrando a piè pari nella controversia sulla grazia, tra giansenisti e gesuiti, ha scritto le diciotto lettere Provinciali che risultano essere in buona sostanza un attacco in piena regola alla tolleranza etica dei Gesuiti del tempo, in alcune parti addirittura ridicolizzandoli. Ricordiamo, inoltre, che i giansenisti erano, fra l’altro, apertamente ostili al dogma circa l’infallibilità del Papa, ritenendo che tale dono divino apparteneva alla Chiesa nel suo complesso. Non voglio fare la lezione su Pascal, ma ricordare come tale personaggio sia stato indubbiamente impegnato nella carità e nell’amore del prossimo, ed anche, come dire più squisitamente socialmente, ha prodotto tanto e anche di ottimo, ma di qui ad essere iscritto nel libro dei santi della Chiesa Cattolica, penso sia alquanto arduo, anche perché ancora non si hanno notizie di un qualche miracolo per sua intercessione. Ma la Misericordia di Dio è infinita, come la Sua conoscenza e la Sua volontà, quindi, giustamente come ha risposto il Papa, non sappiamo, non conosciamo compiutamente l’uomo, anche se segnalato da Eugenio Scalfari ad un Papa e per di più di scuola e formazione gesuitiche, o meglio un gesuita, la qual cosa a me non dispiace affatto, né dovrebbe dispiacere allo stesso giornalista o forse anche allo stesso Blaise Pascal, perché proprio in virtù di quella grande tolleranza, che faremmo meglio a tradurre con Misericordia Divina, abbiamo la certezza di essere giustificati e salvati, ancor di più con un bel curricolo di opere buone e di elemosine. Scalfari sarebbe andato a colpo sicuro se avesse proposto il Blaise in questione per l’assegnazione di un qualche Premio Nobel, considerata la versatilità del pur grande scomodato Pascal.


Eduardo Falbo

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