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Ecclesia Dei e Coro della Cappella Sistina



Altra polemica divampa sulla stampa e tra i cattolici. Il Papa con Motu proprio stabilisce la soppressione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei i cui compiti passeranno alla Congregazione per la dottrina della fede. Ovviamente le polemiche non sono mancate anche se il documento è “da osservarsi nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di particolare menzione e che pertanto venga promulgato mediante pubblicazione sul quotidiano L’Osservatore Romano”, cosa che è avvenuta il 19 gennaio 2019 “entrando in immediato vigore, e che successivamente sia inserito nel Commentario ufficiale della Santa Sede, Acta Apostolicae Sedis.”


La Pontificia Commissione Ecclesia Dei fu istituita da Papa San Giovanni Paolo II con un altro Motu proprio del 2 luglio 1988 per "[...] facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla fraternità fondata da monsignor Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al successore di Pietro nella Chiesa cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche" (Ecclesia Dei, 6, a).

In pratica la commissione lavorava al dialogo con il mondo tradizionalista, quindi non solamente i cosiddetti lefevbriani, ma riguardava tutte quelli associazioni o istituti religiosi che intendevano celebrare la Santa Messa secondo il rito di San Pio V, che si caratterizza per l’utilizzo della lingua latina, cosa questa che fa ad esempio l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, dove è seminarista un mio carissimo amico, persona normale, studioso e credente. La Commissione che ha ormai trent’anni e passa “ha assolto con sincera sollecitudine e lodevole premura al compito di collaborare coi Vescovi e coi Dicasteri della Curia Romana” nel dialogo sia con i lefevbriani, che con quegli Istituti e Comunità religiose che volevano continuare la tradizione del rito romano. Papa Francesco ha spiegato che “mutano le condizioni e le circostanze, ma il dialogo continua con la Fraternità Sacerdotale San Pio X“, e che “non si tratta quindi una soppressione tour court, ma di una trasferimento di competenze, visto che l’asse principale su cui verrà impostata l’attività si è ristretto alla sfera dottrinale”.

Ed allora è chiaro, ma non capisco perché altri non capiscano, la competenza passa all’organismo delegato a questo delicato ed impegnativo compito e che già esiste ed opera da molto tempo, ossia la Congregazione per la Dottrina della Fede già conosciuta fino al 1908 come Santa Inquisizione e successivamente come Sant’Uffizio, ed oggi appunto Congregazione per la Dottrina della Fede che altro non è che un organismo della Curia romana, anche se, diciamo la verità evoca timori e paure non giustificate…almeno in questo nostro Terzo Millennio. Mi è venuto il dubbio che forse quelli che non vedono di buon occhio questo passaggio forse temono una qualche più giustificata severità nei giudizi e un più marcato controllo sulle asserzioni e sulle risoluzioni di questo severo e competente Organismo della Curia romana? Può essere, ma come precisato dal Papa il discorso si è spostato su temi dottrinali ed è naturale ed interesse della Comunità dei Credenti che si richieda specifica competenza ed esperienza.

Un altro provvedimento ha fatto discutere e riguarda anche il commissariamento del Coro della Cappella Sistina. Un altro Motu Proprio e Papa Francesco ha deciso di dare un nuovo assetto alla Cappella Musicale Pontificia. Perché lo ha fatto? Lo ha fatto per gli scandali finanziari che hanno interessato quella struttura. I giornali hanno parlato di allegra gestione, di spese allegre e allegre feste e celebrazioni non autorizzate. Il giornale ilfattoquotidiano.it del luglio 2018, ha segnalato due indagini interne e l’inchiesta penale condotta dal pubblico ministero vaticano Gian Piero Milano per riciclaggio, truffa aggravata ai danni dello Stato e peculato. Non male per un Coretto anche se papale… “Pertanto – scrive ancora il Papa – considerato quanto ho appena stabilito, nomino il reverendissimo maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie monsignor Guido Marini responsabile della Cappella Musicale Pontificia, affidandogli il compito di guidare tutte le attività e gli ambiti liturgico, pastorale, spirituale, artistico ed educativo della medesima Cappella, rendendo sempre più percepibile in essa e nei singoli componenti il fine primario della musica sacra, che ‘è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli’”.

E per quanto riguarda le feste si ricorda che nel maggio 2018 aveva fatto grande scalpore la partecipazione dei coristi a “Heavenly bodies: fashion and the catholic imagination”, una passerella di moda e paramenti sacri al Metropolitan Museum di New York con tanto di foto dei coristi ritratti, con Rihanna e Jennifer Lopez. Una bella bischerata di dubbio gusto, ovviamente per i coristi e l’apparato, a prescindere dalle belle e famose attrici. Ed ancora fa discutere la riforma dello IOR, la banca del Vaticano, secondo i principi espressi da Francesco di rifondare lo IOR come “banca etica” dopo i purtroppo noti scandali che hanno interessato quell’istituto e il cardinale Marcinkus. Perché Francesco è orientato alquanto diversamente, in quanto a principi (nel senso di fondamenti etici). Li riscrivo in un attimo: “Povertà evangelica e trasparenza”. “Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone”. “È una contro-testimonianza parlare di povertà e vivere una vita di lusso. È molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come beni personali. Voi conoscete gli scandali finanziari che ci sono stati in alcune diocesi. A me fa molto male sentire un ecclesiastico che si è fatto manipolare mettendosi in situazioni che superano le sue capacità o, peggio ancora, gestendo in maniera disonesta gli spiccioli della vedova. Abbiamo il dovere di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui daremo conto al Padrone della vigna”. E si potrebbe continuare. E poi c’è la questione dell’accorpamento delle diocesi, che, ovviamente, non è visto bene da alcuni degli interessati che avrebbero l’amara esperienza di perdere la poltrona. No, perdonate, il seggio. E come potrebbero non essere incavolati? Se fossero come Francesco!


Eduardo Falbo




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