Editoriale

E amiamo definirci cattolici



Vangelo in una mano, pistola nell'altra
A dettare la nostra agenda, le priorità nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni, sono sempre più gli organi di informazione. Come sempre in passato d'altra parte. L'ultimo fatto di cronaca riguardante il ristoratore di Lodi che ha "giustiziato" il ladro sembra abbia avuto frotte di consensi. Mi sono giunte in proposito da componenti della mia parrocchia catene più o meno velate di sant'Antonio con una tra l'altro che mi intimava di recarmi quanto prima a firmare per una seducente proposta di legge sulla legittima difesa. Ho ascoltato in questi giorni tantissime persone che puntualmente si recano a messa la domenica, integerrime al punto di sentirsi in diritto di scagliare la famosa prima pietra plaudendo l'autore dell'omicidio. Deve essere confortante sapere di vivere in un Paese attorniato da cittadini che, dall'alto della propria virtù, mentre riconoscono la presunzione d'innocenza per i politici tangentari, non lo fanno invece per chi alza una serranda con un piede di porco, approvandone l'esecuzione capitale.
Innegabile ormai che la cultura dell'autodifesa abbia preso il sopravvento, senza vergogna, spudorata e alla ricerca della legittimità. A impressionare è l'enfasi con la quale si trovi giustificazione all'uso della forza. L'invito sempre più esplicito nei talk show televisivi ad armarsi viene accettato sornionamente, alla stregua di un consiglio per gli acquisti. E invece è un ritornare cavernicoli, all'occhio per occhio, scordandosi delle regole acquisite in secoli di civilizzazione. La paura generata in noi dall'insicurezza, dal dubbio, la crescita della povertà, dà una percezione della realtà che stride palesemente con quel meno 23 per cento di rapine nelle abitazioni. Sono bastati due fatti di cronaca riguardanti i vip di qua, più altri casi di cronaca di là, a far piombare l'opinione pubblica in una condizione di perenne rischio. A questo stato di cose, più percepito che reale, occorre reagire pretendendo che una classe politica dormiente faccia di più, stando però anche e soprattutto attenti a far sì che le nostre stesse emozioni non ci trascinino in qualcosa di cui un giorno potremmo amaramente pentircene.

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