Editoriale

Don Milani è abbastanza conosciuto nel Paese?



Tutti a citare don Milani in questi giorni, ma è stato anche letto abbastanza in un Paese in cui 57 persone su 100 non aprono neppure un libro all'anno? Solo chi si è accostato superficialmente alla biografia e alle opere di don Milani poteva dar corso artatamente alle polemiche attorno alla sua figura, diatribe frutto della più squallida operazione di marketing della nostra storia. Ci sono voluti cinquant'anni perché la Chiesa riconoscesse di aver sbagliato nei suoi confronti. Don Milani era scomodo, dava fastidio in quanto rappresentava la rivolta dei miseri, dei sottoproletari, che risultano inutili anche ai partiti di estrema sinistra contro tutti gli altri. L'avevano definito classista o, non capendolo, comunista, o mestatore, ribelle, disobbediente, falso sacerdote, falso maestro e così via. Lo accusavano di portare turbamento in tanti buoni cristiani.
Don Lorenzo in realtà attaccava i comunisti e i democristiani, i liberali, i laicisti, i clericali; la Cgil e la Cisl, le Acli e l'Azione cattolica, senza metter freno un attimo al rigore del suo ragionamento. Aveva scarsa considerazione per cardinali e vescovi, per molti preti e per i borghesi che facevano la spia nelle curie; per i presuli che non andavano in mezzo al loro popolo preferendo ascoltare i pettegolezzi dei salotti e le raccomandazioni degli uomini politici; considerava i giornalisti bugiardi e servi dei padroni; bollava con l'ironia, il disprezzo e i dati di fatto quei preti che costruivano cinematografi e bar per fare concorrenza alle Case del popolo, che aprivano campi sportivi invece che scuole, che pensavano di denunciare dai pulpiti i "rossi" senza aver prima pensato di istruire i poveri delle loro parrocchie.















«Non accetto di esser messo alla pari di un pretuccio da ricreatorio o da televisione. Dico che non accetto che i nostri metodi siano considerati pari dato che i miei sono così palesemente più seri e più degni del nostro battesimo e del nostro ordine e della croce e della vita eterna che ci attende. Diciamo piuttosto che l'avere metodi migliori è inefficace quando si ha meno grazia e che l'unico vero problema è quello di stare in grazia di Dio. Ma è appunto qui che anche i metodi acquistano una loro importanza. Ha tutta la grazia che potrebbe ricevere, un prete che si abbassa fino all'atto blasfemo della ricerca del passatempo (sia per i ragazzi che per sé, è lo stesso)?».
Questo e tantissimo altro ancora era don Lorenzo Milani, ma per conoscerlo bisogna leggere, meglio studiare, direttamente i suoi scritti, senza l'intermediazione di quanti, per forza di cose, privilegiano o mettono in ombra questo o quello a seconda delle proprie convenienze ideologiche. D'altra parte, come diceva lo stesso don Milani: «È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui. Ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani».



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