Cinema e televisione

Don Matteo 10 e le figure più amate dagli italiani

Giovedì 7 gennaio aveva fatto il suo debutto televisivo su Rai 1 la nuova serie di Don Matteo giunta alla sua decima stagione. Ed è stato subito record di ascoltatori con quasi 10 milioni in prima serata. Giovedì 14 gennaio ha replicato sgominando tutta la concorrenza delle reti generaliste, scendendo però a 8 milioni e rotti di telespettatori. I dati Auditel sembrano premiare oltre misura la fiction televisiva più amata dagli italiani. Ad esserlo però sembrano le divise del carabiniere e del prete.

Per il secondo anno consecutivo la città di Spoleto fa da location alla popolare fiction (26 episodi divisi in 13 puntate) in onda ogni giovedì in prima serata su Rai 1. Don Matteo è un format tutto italiano andato in onda la prima volta nel lontano 7 gennaio 2000 e da allora non ha mai avuto pause di successi in tutto il mondo, dalla Finlandia alla Francia, dall'Australia all'America.

Da un comunicato stampa del Comune di Spoleto apprendiamo che “in termini di ascolti e di dati Auditel anche questa serie di Don Matteo si rivela un formidabile veicolo promozionale per Spoleto". "Siamo di fronte ad un successo strepitoso - dichiara il primo cittadino della città del Festival, Fabrizio Cardarelli -, che migliora ulteriormente quanto fatto registrare nel 2014, un risultato che permette di promuovere e veicolare con grande efficacia le bellezze e gli scenari della nostra città. I quasi 10 milioni di italiani che hanno seguito i primi due episodi di Don Matteo hanno potuto ammirare la bellezza delle vie e delle piazze di Spoleto, dei monumenti e delle chiese, dei tanti panorami suggestivi che caratterizzano e rappresentano l’essenza migliore della nostra città".

Di tutt'altro tenore qualche critica feroce come quella di Domenico Naso sul Fatto quotidiano che si chiede se quello che resta da fare è "decidere se accontentarsi di questa Italia, di questo pubblico televisivo, di questo letargo culturale (e si parla di cultura “alta” e “bassa”, perché la solfa è sempre quella), o se invece vogliamo provare a “educare” un nuovo pubblico, a stimolare nuovi bisogni di consumo culturale e televisivo. “Ma per quello c’è Sky!”, risponderanno in coro i nostri skillatissimi lettori. Sì, c’è Sky. Così come c’è Netflix. E che Dio li benedica sempre. Ma voi non siete stufi di dovervi affidare sempre e comunque a queste realtà private e a pagamento per godervi un minimo di qualità televisiva? Dice: saranno liberi di guardare quello che vogliono? Sì, per Dio. Certo che sì. Ma noi saremo liberi di dire che questo stramaledetto paese reale non ci piace e che sogniamo una televisione generalista diversa, che non segua sempre e soltanto la facile scia del gusto comune ma che osi un po’ di più? Sì che lo siamo. È un esercizio inutile, snob e anche fastidioso. Ne siamo coscienti. Ma anche se fossimo gli unici a pensarlo in questo modo, non ci arrenderemmo mai di fronte al trionfo del prete in bicicletta, bonario e pacato, che risolve casi di cronaca nera con la facilità con cui sgrana il Rosario. Noi stiamo sulle barricate contro Don Matteo e, più in generale, contro la tv benzodiazepina che trionfa perché rilassa, stordisce, addormenta, non perché è di qualità".


Giancarlo Scaramuzzo


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