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Divieto di recitare la preghierina in classe



Ci risiamo! L’ennesimo plateale episodio di cultura della (non) tolleranza dicono i cattivi. Accadono dappertutto ed in ogni tempo e spesso sono incompresi, non se ne capisce la ragione. Eppure la ragione c’è. La mia solidarietà al dirigente scolastico Nicolò La Rocca, e con la più partecipata comprensione di chi lo intende molto chiaramente perché lo ha provato.

I fatti sono noti essendo stati trattati dalla stampa nazionale e da rubriche giornalistiche televisive, e giusto per far mente locale riguardano la circolare del dirigente La Rocca che di fatto vietava la preghierina prima dell’inizio delle lezioni e dei pasti. La preghierina dei bambini, vietata! E perché mai? Perché alcuni genitori si sono lamentati con un qualche giornalista della confessionalità di quell’innocentissimo gesto di bambini della scuola dell’infanzia. Al di là dell’episodio resta il fatto che a me sembra di vivere non nel Terzo Millennio, ma, che ne so, nel secolo IV secolo d. C.

Non nell’era magica della cibernetica, della robotica e della telematica, ma nel più scuro dei secolo del Medioevo, che poi a ben conoscerlo così buio e scuro non era. Quale sarebbe la grave minaccia derivante dalla canzoncina alla Madonnina o dalla recita della preghierina che chiede a Gesù di “dare il cibo a quelli che non ne hanno”? Quali sarebbero i condizionamenti occulti derivati da una breve canzoncina devozionale? Boh!

So di certo che Voltaire ha studiato presso e con i Gesuiti e di sicuro non è diventato monaco! E come lui tanti altri, che non hanno intonato le innocenti e benedicenti canzoncine, ma studiato alacremente secondo i piani di studio di quell’Ordine religioso e non sono stati per questo condizionati o plagiati, ma anzi ne sono usciti formati ed arricchiti culturalmente e non frati di quell’Ordine.

Vorrei ancora aggiungere che se davvero ci fossero stati tali e tanti condizionamenti operanti, non avremmo avuto simili situazioni, ma tanti ebeti, automi incoscienti ed inconsapevoli, incapaci di contestare a torto o a ragione. Il Cristianesimo non è questo, vorrei ricordare ai tanti solerti genitori che si preoccupano così tanto e a ragione della salute mentale dei propri figli, ma è esattamente l’opposto. È la religione del libero arbitrio, della massima libertà data alle creature nell’agire e nel credere, nello scegliere liberamente il proprio futuro e i propri comportamenti e il proprio destino. Altro che condizionamento o lavaggio del cervello!

Il dirigente La Rocca non ha fatto altro che applicare le norme vigenti: "considerando il parere dell'Avvocatura dello Stato dell'8 gennaio del 2009, allegato alla nota del gabinetto del Miur del 29 gennaio 2009, è da escludere 'la celebrazione di atti di culto, riti o celebrazioni religiose nella scuola durante l'orario scolastico o durante l'ora di religione cattolica, atteso il carattere culturale di tale insegnamento", è scritto nel provvedimento.

Non ha fatto altro che il proprio dovere, semmai dovremmo chiederci il perché dell’esistenza di quelle norme, dovremmo chiederci perché in una Italia che tanto deve alla cultura cattolico-cristiana, a cominciare dai prodotti del nostro Rinascimento alla fondazione di scuole pubbliche e di ospedali, ci si debba oggi nel Terzo Millennio preoccupare di una preghierina o di una canzoncina e si debba fare a gara per individuare tali comportamenti illegali! Incredibile ma è così: il Cristo della pace e della Misericordia Divina ancora diviene segno di contraddizione tra le genti e i popoli. Forse per questo dobbiamo ringraziare quei solerti genitori, perché loro malgrado hanno fatto in modo che si realizzasse l’antica profezia del vecchio Simeone.

Un consiglio fraterno che tanto tempo fa ho anch’io ricevuto: quando si scelgono i governanti, si deve stare bene attenti a quello che propugnano e ai valori che rappresentano (o almeno dicono di rappresentare) e nel caso cambiare senza alcun tentennamento e forse chissà avremmo delle norme e delle leggi che davvero possano rappresentare i valori e la cultura di quella maggioranza da troppo tempo silenziosa.


Eduardo Falbo


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