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Commenti di straordinaria critica letteraria


Straordinaria, sì, ma non nel senso comune di eccezionale, ma in quello più proprio di un qualcosa o di un avvenimento che esula dalla norma, dall’ordinario, dal solito.
Mi riferisco alla notizia riportata da alcuni autorevoli quotidiani stranieri ed italiani, fra questi il Corriere della sera e il Foglio, secondo cui una certa Nicole Wright, docente di Letteratura inglese all’Università del Colorado, va raccontando che la grande scrittrice Jane Austen (nata il 16 dicembre 1775 a Steventon e morta il 18 luglio 1817 a Winchester e lì sepolta nella cattedrale resa celebre ai più da una bella canzoncina dei Beatles) è molto gradita all’ultradestra americana, tanto che i riferimenti alla stessa scrittrice sono frequentissimi sia nei siti che nei forum dei simpatizzanti e militanti. Mi è venuto in mente un film di Vincenzo Salemme (Cose da pazzi), nel quale in uno spassosissimo monologo l’attore partenopeo chiede la pensione per danni per aver militato per quasi vent’anni nel PCI. E una delle ragioni è che gli veniva vietato di ascoltare Lucio Battisti perché questi era di destra.
Battisti non si è mai definito di destra, ma a prescindere, è stato, e forse lo è ancora, il più grande cantautore italiano, apprezzato prima e anche poi dal popolo di destra, da quello di centro e da quello di sinistra. L’arte non ha confini ideologici o si finisce come il ragionier Fantozzi a dover poi esplodere con il giudizio liberatorio sul film La corazzata Potemkin.
Il giudizio molto affrettato della docente americana nasce da un commento di un certo Milo Yannopoulos che durante un comizio tra gli studenti del Colorado avrebbe affermato «Come direbbe una scrittrice vittoriana, è una verità universalmente riconosciuta che è più probabile che una donna brutta diventi una femminista».
Il riferimento è, come tutti sapranno, all’incipit di “Orgoglio e pregiudizio” una delle opere di Jane Austen, ma assolutamente molto distante dalla cultura e dal pensiero della scrittrice inglese, che non avrebbe mai affermato verità simili e che fra l’altro non è “vittoriana”, considerato il periodo della sua vita, ma semmai Regency, ossia della “Reggenza”, fra il 1810 e il 1820,il periodo in cui il futuro sovrano inglese Giorgio IV era appunto “reggente”, essendo il padre, re Giorgio III alquanto messo male in salute. E, appunto, ricordiamo che l’opera citata fu pubblicata nel 1813.
Comunque anche a prescindere dal quadro storico errato, quello che più dispiace è l’assoluta mancanza di riferimenti a studiosi, questi, sì, famosi, a cominciare da Walter Scott, per giungere a Rudyard Kipling e per finire con Virginia Woolf e tanti altri ancora viventi per i quali Jane Austen rappresenta esattamente l’opposto, come direbbe la protagonista di quel romanzo, a quanto affermato dalla docente americana di letteratura inglese… un poco alla Salemme.
Il fatto è, per capirci fra italiani, che Jane Austen, come Battisti, è piaciuta e piace ancora, nonostante l’età a un pubblico talmente vasto scevro da quei confini ideologici che i buoni sentimenti non hanno.


Eduardo Falbo

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