Attualità

Carlo Ancelotti, professore per un giorno



Carlo Ancelotti all'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" per parlare della "gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta a oggi". Dopo un breve discorso introduttivo nel quale ha spiegato come sia cambiato nel tempo il suo gruppo di lavoro, si è concesso a studenti e giornalisti rispondendo alle loro domande su quanto in tema e sull'evoluzione delle tecniche di allenamento.

A chi gli ha chiesto come si faccia a gestire una stella del calcio, la risposta è stata che nello spogliatoio non esistono prime donne. Portando l'esempio di Cristiano Ronaldo ha sottolineato come i bravi non lo siano per caso, ci sono giocatori con le proprie caratteristiche, ma è compito dell'allenatore mantenere l'equilibrio nello spogliatoio. «Oggi comunque c'è maggiore professionalità rispetto a trent'anni or sono, ed ecco perché a sessant'anni ho problemi alla schiena, al ginocchio». Alla domanda se lo sport faccia bene, ridendo replica che «ad alto livello no, ma oggi anche nel campo della medicina sono stati fatti notevoli passi in avanti».

Quale la strada da perseguire per divenire una società con una squadra di calcio al top? «Bisogna aumentare il fatturato e lo si può in sostanza ottenere in tre modi. Diritti televisivi, sponsorizzazioni, proprietà dello stadio. Tutte le grandi sono proprietarie dello stadio in cui giocano. Gli introiti aumentano a dismisura. Tutto concorre a ottenerlo. Si pensi, per esempio, a quella società di calcio estera che solo di birra ne ha venduti 30mila litri».

Due parole sull'esordio in Coppa Italia dell'altro ieri sera al San Paolo di Gianluca Gaetano, 18 anni: «Oggi il talento non basta più. C'è un ottimo lavoro svolto da chi prepara questi calciatori nelle giovanili. Allenare una squadra giovanile è un altro mestiere, non ne sono capace».

Sui cori razzisti e sul dileggio territoriale ha precisato ancora una volta come la pensa: «Forse non riesco a farmi capire, ma non abbiamo mai chiesto una sospensione della partita, solo un'interruzione temporanea, per poi riprenderla successivamente. Non ci vuole Einstein per capirlo. Come accade in caso di forte pioggia. Nel 2000 abbiamo atteso per ben due ore».

Tutto sommato un'ora scivolata via con la verve che contraddistingue il personaggio sportivo, un'icona autentica per il calcio napoletano e mondiale.


Giancarlo Scaramuzzo

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