Editoriale

Caduti in equivoco alcuni dei nostri parrocchiani



Occorrerà prendere le mosse da lontano. Dal marzo 2014, quando in pieno Consiglio pastorale parrocchiale il presidente dell'assemblea ebbe l'idea di dar vita al giornale on line. Veramente non intendeva proprio una cosa del genere, chi poi fu costretto alla registrazione in tribunale dopo un periodo di oscuramento del sito Internet, fu chi scrive, dietro suggerimento di esperti. Lo stesso parroco designò cinque o sei persone che avrebbero dovuto affiancarmi nella redazione. Queste non dissero né sì né no, semplicemente non fecero mai nulla. Capita l'antifona, dissi in capo a un mese alla proprietà e al webmaster che su quei nomi non ci si doveva fare affidamento. "No, non possiamo estrometterli, c'è stata una decisione del Consiglio pastorale". In seguito però i fatti mi hanno dato ragione.

Privi di una redazione degna di questo nome, per i primi tempi mi sono avvalso del lavoro di segretaria di redazione di mia moglie, affiancata dal webmaster per la parte tecnica e dal parroco per le comunicazioni strettamente di sua pertinenza. Finché ce l'ho fatta, vale a dire per quattro anni, ho fatto da fotoreporter, giornalista, correttore di bozze, impaginatore, titolista ecc. Molti parrocchiani, che avrebbero dovuto essere la struttura portante del giornale, ahimè, hanno creduto che io andassi presso ognuno di loro per scrivere di questo o di quell'altro argomento e che, peggio, mi sarei arrabattato finanche a procacciarmi le loro notizie.

Non so se le ore dedicate a Voce Amica ammontino a migliaia o decine di migliaia, fatto sta che ancora oggi ci sono serate che inizio a lavorare - perché, diciamolo, lavoro è diventato, non retribuito - alle 19 per poi terminare ben oltre la mezzanotte. Il fisico non è più quello di una volta e chiedo scusa a chi non ho potuto scrivere questo o quell'altro, facevo affidamento almeno sulla comprensione e benevolenza di chi avrebbe dovuto essermi più vicino, i miei parrocchiani, ma, come dice il detto, non si faccia del bene se non si è disposti a ricevere l'ingratitudine umana. E fin qua niente d'eccezionale, senza nulla avere a pretendere. Ma che poi ci dovessero essere due o tre, m'auguro non di più, persone maleducate da togliermi il saluto per dimostrare tutta la loro disistima, disprezzo nei miei confronti, beh, in tutta franchezza, non me lo sarei mai e poi mai immaginato soprattutto in ambito cristiano. Persone con le quali non ho altre occasioni se non quelle del giornale per entrare in frizione.

Ho chiesto ripetutamente alla proprietà del giornale di rimuovermi dall'incarico se dovesse ostare la mia persona, ma ha sempre risposto di no. Nel novembre 2016, in una riunione tra i tre storici fondatori del giornale, varo in Rete avvenuto il 5 agosto 2014, dissi a chiare lettere se non fosse il caso di rimuovere quella sottotestata che ci identifica quale portale d'informazione quotidiana della parrocchia in una più generica informazione di cultura cattolica. La risposta fu che andava bene così. I fatti ancora una volta hanno dato a me ragione con la pressoché totale scomparsa, tranne qualche lodevole e sporadica apparizione, dei contributi dei referenti dei gruppi parrocchiali. Sì, perché, al dissolvimento del materiale umano che avrebbe dovuto costituire la redazione, l'accordo del novembre 2016 fu che ogni settore avrebbe provveduto a far conoscere le proprie attività, se mai, a questo punto è doveroso dirlo, ne avessero avute.

Oggi assistiamo a un forte incremento nelle nostre pagine delle notizie provenienti da fuori, e, in tutta sincerità, non ha più senso a mio avviso continuare a tener su un'impalcatura simile che serve solo a caricarmi ulteriormente di una mole di lavoro senza rimborsarmi di un solo centesimo. "Il perder tempo a chi più sa più spiace", ha scritto Dante nel "Purgatorio" della "Divina Commedia". Non era questo lo spirito che ci ha animato alla fondazione del giornale. La pausa estiva m'auguro contribuisca a una ridefinizione dei ruoli e delle motivazioni.


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