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Breve storia del Rosario

Dovremmo innanzitutto chiarire che per la lingua italiana il “rosario” con l’iniziale minuscola indica la coroncina nelle diverse forge, forme, colori e materiali utilizzati e “Rosario” con la maiuscola l’insieme delle preghiere, delle formule, delle litanie, delle invocazioni, dei brani evangelici letti e meditati. Detto questo sarebbe utile specificare che l’etimologia è facilmente individuabile nella parola “rosa”: il Rosario è l’insieme di preghiere che il fedele devoto offre come una ghirlanda o corona di rose. Si spiega così anche perché lo strumento utilizzato per contare le preghiere sia chiamato “corona”.

Interessante è anche sapere che l’utilizzo di strumenti per tenere il conto delle preghiere recitate sia stato rintracciato addirittura già fin dal tempo dei Padri del Deserto, siamo intorno ai secoli III e IV dopo Cristo. Alcuni ritrovamenti hanno rivelato che i Padri in questione usassero annodare una cordicella con tanti nodi quante le preghiere da ripetere. E ancora più importante è il fatto che la modalità di reiterazione, di ripetizione, di una o più preghiere sia già in uso in quei secoli contesta le ipotesi finora maggiormente accreditate della derivazione di tali pratiche devozionali da radici orientali, riprese poi dal mondo islamico e successivamente tutte adattate ed importate in occidente dai soliti Crociati.

Per quanto riguarda il contenuto, ossia le preghiere che vengono recitate, è molto probabile che la recita dei 150 Padre Nostro sia servita per venire incontro ai monaci che avevano difficoltà ad imparare a memoria i 150 Salmi della Bibbia previsti dal “Salterio”, ma che almeno conoscevano la preghiera insegnata da Gesù Cristo, appunto il Padre Nostro. Valse quindi la regola già dall’VIII secolo che chi non fosse stato capace di recitare o cantare i Salmi, poteva in sostituzione recitare il Padre Nostro nello stesso numero dei Salmi. Sembra poi che già intorno al XIII secolo i monaci cistercensi avevano in uso come pratica devozionale alla Madonna un Rosario, alla cui diffusione contribuì san Domenico, che sembra abbia ricevuto proprio un rosario dalla Vergine Maria. Tra il XIV e il XV secolo tale pratica devozionale alla Madonna si evolse sia ad opera del certosino Enrico di Kalkar che divise le 150 lodi a Maria in 15 decine, inserendo tra l’una e l’altra un Padre Nostro, sia con la successiva riduzione del numero delle Ave Maria, preghiera questa che nel frattempo aveva assunto la forma che noi conosciamo, da 150 a 50 alle quali fu aggiunta la clausola, ossia un riferimento alla vita ed all’opera di Gesù.

E siamo giunti alla fine del XV secolo, mentre nel XVI secolo ad opera forse del domenicano Alberto da Castello individuò tra i tanti possibili 15 episodi della vita di Gesù e della Santa Vergine per proporre alla devozione dei fedeli 15 misteri, che risultano essere così come li abbiamo conosciuti fino a quando, grazie a san Giovanni Paolo II, i misteri sono diventati 20, avendo giustamente inserito i Misteri luminosi o della Luce, in riferimento ad alcuni altri importanti eventi della vita e dell’operato di Gesù. Da ricordare per giusta cronaca, gli appelli della Vergine Maria alla preghiera e alla diffusione di questa pia pratica a Lei tanto gradita e, almeno come qualche famoso esorcista ha scritto, tanto sgradita a Satana in persona, specialmente se recitata in latino.


Eduardo Falbo

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