Gli speciali di Voce Amica

Attacchi indiscriminati contro papa Francesco



Ma davvero dobbiamo preoccuparci perché Papa Francesco è “sotto attacco”? Direi di no. Per il semplice fatto che Papa Francesco è contro gli scribi e i farisei, o meglio dovremmo dire contro la falsa ipocrisia che si ammanta di saggezza e contro il fariseismo, l’una mondana, del mondo, l’altro religioso, degli ambienti religiosi. E questo non solamente nelle omelie o nelle prediche.

Francesco dà fastidio a tutti coloro che in queste falsità ed ipocrisie ci sguazzano e proliferano come tutti i mali e i malanni di questo Mondo. Dà fastidio perché ha rimesso in cammino il soglio che rischiava di diventare un po’ troppo pietrino e certamente non per colpa di questo o quel Papa, ma per quegli strani disegni o tentativi di fermare o bloccare l’annuncio della Buona Novella. Perché di questo in buona sostanza si tratta.

Il Popolo di Dio non è avvezzo a dispute teologiche, ermeneutiche, dottrinarie, esegetiche. No, nella maniera più assoluta. E i santi che si sono succeduti o erano del tutto incolti, o se molto colti ne avvertivano l’inadeguatezza e l’inutilità, o non prendevano in considerazione l’alta cultura, preferendo ad essa la dotta ignoranza. E scusate ma il Maestro dove lo abbiamo incontrato? Quanti libri ha pubblicato? In quale lingua parlava? E… continuate voi…

Se si eccettua l’episodio nella Sinagoga e il lapidario commento alla profezia di Isaia (Oggi questa Scrittura si è avverata) beh, se avessimo voluto incontrare il Signore dovevamo stare nei posti meno indicati per convegni e tavole rotonde. Fra la gente, nella strada, fra i peccatori, nelle periferie… proprio dove ci raccomanda di andare Papa Francesco.

Ed ancora se avessimo potuto ascoltarLo, sarebbe risuonato ripetutamente la richiesta non di dire, ma di fare… proprio come ci raccomanda Papa Francesco. Non è per caso che il fare sia un po’ troppo faticoso per alcuni? Magari per quegli stessi che chiedono un cambio al vertice della Chiesa?

Tornando ai santi ricordo fra gli incolti Frate Somaro, così lo soprannominarono i confratelli e si comprende la ragione, ossia San Giuseppe da Copertino, superlativamente incolto, incapace di superare l’esame per prendere i voti e il sacerdozio, che aveva il dono della Scienza Infusa e divenne il consigliere e il più ascoltato da papi, cardinali e teologi ed è il protettore degli studenti.

Tra quelli colti, molto colti, tanto colti da aver prodotto centinaia di migliaia di pagine di teologia o di altre disparate materie per gente colta. San Tommaso d’Aquino che alla fine, ad un certo punto della sua vita considerò meno che paglia le sue poderose opere bruciandole, letteralmente, nel vero senso della parola. Quelle giunte a noi furono salvate da un suo segretario.

O vogliamo ricordare San Francesco d’Assisi e i suoi fraticelli? Uno dei quali componeva versi sulla inutilità dell’essere dotti, per esempio un certo, si fa per dire, fra Jacopone da Todi e non era il solo.

Ed allora costoro che vogliono? Accuse pretestuose, come quella dell’insabbiamento di procedimenti a carico di preti sacrileghi, invece di procedere e smascherare i colpevoli, e per accadimenti certamente lontani nel tempo e nello spazio del suo pontificato. Ho letto perfino di accuse di appartenere alla massoneria, quella di rito scozzese, e di esibire in un selfie un saluto o un gesto della simbologia massonica. Che poi sarebbe quella sorta di tricorno fatto con le dita che spesso utilizzano i rapper. Davvero da rabbrividire.

La smettano una buona volta ed ascoltino con attenzione ciò che il Sommo Pontefice (gli vogliamo dare il titolo giusto?) dice e maggiormente quello che fa. Di sicuro sarà più facile ascoltarlo che imitarlo con i fatti. Ed è questo il vero problema per quegli scribi e farisei.


Eduardo Falbo

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