Editoriale

A chi la spara più grossa



Apertasi ufficialmente il 29 gennaio, la campagna elettorale più insulsa di sempre ha ormai le ore contate. Abbiamo assistito a tutto e di più, con toni che definire sopra le righe è dir poco. Come al solito, più del solito, c'è stata la gara a chi la sparava più grossa, con promesse mirabolanti, fasulle. In questo, il messaggio di papa Francesco, che trovate in altra parte del nostro giornale, uscito come da tradizione il 24 gennaio, memoria di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali - quest'anno la 52ª si terrà domenica 13 maggio 2018 nella solennità dell'Ascensione del Signore -, è emblematico e ci mette tutti in guardia.

Contrariamente a quanto asserito nella trasmissione di Massimo Giletti,
Non è l'arena, che se ha sbagliato lo ha fatto per difetto e non per eccesso, per tener fede a promesse che verranno puntualmente disattese occorrerebbe altro che il miliardo di euro. Un po' come la promessa fatta nell'ultima campagna elettorale per le amministrative dall'attuale sindaco di Paduli di riportare gli uffici del Comune nel palazzo ducale, tranne poi dover ammettere successivamente che per farlo sarebbero occorsi 50mila euro e quindi non se ne faceva più nulla. È tipico dei nostri politici promettere in campagna elettorale senza preoccuparsi di trovare il denaro necessario. Occorrerebbero, secondo calcoli del Sole 24 Ore, 30-40 miliardi per fissare un'unica aliquota Irpef al 15 per cento secondo i desiderata di Salvini, mentre Berlusconi vagheggia una flat tax del 25, ma una quindicina anche solo per rimodellare le attuali (Cinque stelle e Pd); 6 per prolungare il bonus di 80 euro (Pd) e 15 per il reddito di cittadinanza come auspicato un po' da tutti; 18 per innalzare a 1000 euro le pensioni minime (Berlusconi) e 24 per rivedere i parametri di Maastricht sul deficit secondo la dottrina di Renzi. Per non parlare poi di chi vuole abolire il canone Rai (Renzi), le tasse universitarie (Grasso) e la legge Fornero (Salvini) che da sola costerebbe 140 miliardi. Non so se avete voglia di cimentarvi in somme, arrivereste a 270 miliardi. Impossibile, lo capisce anche chi frequenta la quinta elementare. Poi ci meravigliamo se, come si parla, non andranno a votare 17 milioni di italiani.

E non è finita qua. Le promesse vengono fatte per ogni fascia d'età. Domenica prossima i potenziali elettori tra i 18 e i 35 anni saranno poco più di 10 milioni mentre gli aventi più di 55 anni saranno circa 21 milioni (dati Istat). Il peso dei giovani sui risultati sarà ancora più trascurabile, essendo tra quelli più favorevoli all'astensionismo. Questi dati sono probabilmente collegati con le promesse elettorali dei diversi schieramenti. L'abolizione del canone Rai (proposta Pd per gli over 75) è diretta all'elettorato anziano, che guarda la tv molto più dei giovani. Analoga cosa vale per il centrodestra che ha promesso di eliminare la legge Fornero e di portare l'assegno minimo pensionistico a mille euro. Quando Pietro Grasso parla di togliere le tasse universitarie lo fa rivolgendosi a una fascia più ristretta, ma andando a pescare nel bacino di elettori del M5S, un elettorato per lo più giovanile e, considerata la disoccupazione, attratto dalla storica battaglia grillina per il reddito di cittadinanza. Detto in soldoni, Pd e destre si contendono soprattutto i voti dei maturi, più numerosi, mentre Liberi e Uguali tenta di fare incursione nel bacino elettorale anagrafico del M5S. Naturalmente, fino alle prossime promesse.

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